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Careggine (casa o tempio
della regina)
Il suo esteso altopiano, compreso tra gli 850 e i 1000 mt di quota, sale
dolcemente dal capoluogo verso le pendici boscose del monte Volsci ( mt
1627 s.l.m ) per ridiscendere attraverso le località della Foce, Formica
e via Nova; quest'area alterna secolari selve di castagno a praterie di
pascolo e foraggio, paradiso delle greggi, un tempo numerose ma oggi
ridotte a qualche decina di capi.
Le suddette località collegano i versanti del Volsci a quelli del Sumbra
in un susseguirsi di boschetti di betulle spontanee, che apprezzano in
modo particolare i contenuti acidi del suolo e contraccambiano con
stupende esplosioni di giallo nella stagione autunnale.
La vista dall'altopiano si spinge a meridione sulla media valle del
Serchio, sulla dorsale Appenninica sino alle morbide cime del pratofiorito,
mentre a settentrione si domina tutto l'altopiano.
Il silenzio di questi posti è rotto dal cinguettare di uccelli, come
fringuelli, allodole ed altri animali.
Come cornice Careggine presenta le più belle e spettacolari cime delle
Alpi Apuane, a sud troviamo il gruppo delle Panie, a nord-ovest il gruppo
del Pisanino, Cavallo e Tambura, mentre a ovest corona l'orizzonte il
gruppo del Sella, Fiocca e Sumbra.
Il territorio di Careggine confina a levante con la comunità di
Camporgiano, precisamente con i paesi di Sillicano e di Poggio, lungo il
fiume Edron, cominciando dall'isoletta di Roccalberti verso la Ferriera e
la Fabbrica, a settentrione con il comune di Vagli di sotto, a ponente con
il territorio di Pietrasanta e Seravezza, mediante il giogo della Penna di
Sumbra, e la Turrite Secca, a mezzogiorno con il comune di Castelnuovo,
con i paesi di Colle, Gragnanella e Rontano.
Giunti al paese di Careggine, si possono ammirare i suoi dintorni arricchiti di campi e prati, ricoperti di fiori selvatici e alberi da
frutto, evidenziando i grandi e secolari castagneti, ai quali si uniscono
boschi di faggio, conifere e betulle, con un ricco sottobosco di svariati
ed
apprezzati frutti.
In tempi passati questi campi erano arricchiti da molte pastorelle alla
custodia dei loro greggi; si sentivano, in più parti, i loro canti di
storie e stornelli.
Quei canti montanari riempivano la campagna di vitalità di cui oggi non
è facile rievocare la suggestione.
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