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30/10/2005
Il nostro itinerario inizia da Resceto
(m.485), piccolo paese raggiungibile da
Massa attraverso la strada della Bassa
Tambura.
Resceto sorge in un luogo d’orrida
bellezza, dominato com’è dalla
gigantesca mole del M.Tambura (m.1890) e
della Cresta di Sella. Da questo paese
parte la lunga traversata della Via
Vandelli, strada costruita nel
Settecento dall’Abate Domenico Vandelli,
ingegnere del Duca di Modena Francesco
III d’Este. La strada serviva per
collegare Modena con Massa, visto che
nel 1741 si erano sposati per motivi
politici Ercole Rinaldo d’Este, erede
del Duca di Modena, e Maria Teresa
figlia del Duca di Massa Cybo-Malaspina.
La Via Vandelli, grazie alla meritoria
opera di restauro, è quasi perfettamente
conservata nel tratto Resceto-Finestra
Vandelli; un itinerario sicuramente
consigliato!
Resceto, come vedremo, è anche la
“capitale apuana delle via di lizza”,
ardite e ripidissime strade che
permettevano la discesa di tonnellate di
marmo dalle cave più alte al fondovalle.
Fatta questa breve premessa passiamo al
nostro itinerario. Arrivati a Resceto
attraversiamo l’abitato e scendiamo sul
fondo del canale. Ben visibile davanti a
noi, sul costone opposto rispetto a
quello dove è costruito il paese, si
apre l’orrido Canale dei Vernacchi
(erroneamente chiamato Canale dei
Piastriccioni sulla carta IGM) che
imbocchiamo subito seguendo il sentiero
CAI n° 165 che corre sul fianco destro
del canale (sinistra orografica). La
salita è inizialmente moderata.
Oltrepassiamo subito alcune capanne, poi
un casotto (presa dell’acquedotto, m.585)
e continuiamo il nostro itinerario in
ambiente orrido e selvaggio, tipicamente
apuano. Il silenzio è surreale, davanti
a noi è già visibile la maestosa
bastionata del Sella, notiamo molte vie
di lizza che s’intersecano nel canale,
muti testimoni di un mondo oramai
scomparso. Il sentiero corre ora su una
via di lizza ed il pensiero non può non
andare a quei lizzatori, che mettendo
quotidianamente a repentaglio la propria
vita, facevano scendere cariche di marmo
da diverse tonnellate lungo queste
impervie vie. Per comprendere la
pericolosità del lavoro di lizzatore
basti pensare che dal 1896 al 1909 si
contino nelle sole lizze massesi, ben 23
feriti e 13 morti (dati presi dal
bellissimo libro “Le strade dimenticate”
di F.Bradley-E.Medda). Improvvisamente
la vista si apre su uno straordinario
manufatto: il Ponte Pisciarotto (m.696),
sul quale correva una via di lizza.
Il sentiero, sempre ben segnato, supera
il ponte aggirandolo sulla sinistra ed
inizia a salire un costone ricoperto di
paleo con alcuni tornanti. Proseguiamo
ancora lungo l’ennesima via di lizza
fino ad arrivare ad un primo bivio: a
sinistra ha inizio il segnavia 164 che
conduce ai Campaniletti e quindi al rif.
Conti. Noi dobbiamo andare a destra,
sempre lungo il 165. C’inoltriamo per un
breve tratto nel Canale della Neve, fino
a che non incontriamo un altro bivio,
sempre ben segnalato: a sinistra il 165
continua verso le Cave Cruze, proprio
sotto l’Alto di Sella, mentre a destra
ha origine il sentiero 160 che ci
porterà sul M.Sella. Svoltiamo quindi a
destra prendendo il 160 ed iniziamo a
risalire un orrido canalone. La salita
qui si fa costante e continua, mettendo
a dura prova le nostre gambe. Siamo sul
lato sinistro del canale (destra
orografica), e dobbiamo prestare
attenzione, perché il sentiero è sempre
in forte pendenza ed attraversa zone
perennemente in ombra: è quindi facile
trovarlo umido e scivoloso. Continuiamo
la salita fino ad arrivare a raggiungere
una dorsale che scende dal Sella. Qui il
panorama si apre, e gli occhi, ormai
abituati alla cupezza del canale appena
percorso, possono ammirare lo stupendo
panorama che si apre verso sud.
Il sentiero svolta ora decisamente a
sinistra e segue la linea di cresta.
Dopo alcune risvolte il segnavia ricalca
quello di una lizza proveniente da
Renara. Ben visibile in questo punto ci
appare l’incredibile tracciato della
lizza della monorotaia. Arriviamo quindi
alla Focola del Vento (m.1358), dove è
presente una vecchia centralina che
serviva per portare l’elettricità alla
Cava Bagnoli; la oltrepassiamo ed
iniziamo a salire decisamente i prati
sommitali del Sella. Qui la salita si fa
veramente ripida, il sentiero ricalca in
parte quello di una ripidissima lizza
proveniente dalla Cava Bagnoli: sembra
impossibile che gli uomini riuscissero a
trasportare blocchi di marmo di svariate
tonnellate su queste pendenze. Sono
presenti anche numerosi piri in legno,
ai quali venivano legate le cariche di
marmo. Sulla sinistra in basso ben
visibile il bosco della Selvarella,
sovrastato dalle altissime Cave Cruze,
alle quali arriva una ripidissima via di
lizza.
Continuiamo la nostra salita per paleo e
roccette, sempre con pendenza sostenuta,
fino ad arrivare alla Cava Bagnoli,
posta circa 100 metri sotto la cresta di
Sella. Qui sono presenti blocchi di
marmo perfettamente squadrati, che
sembrano attendere l’arrivo, da un
momento all’altro, di una compagnia di
lizzatori che li accompagni a valle. Il
sentiero 160 prosegue, sempre segnato,
in un ripido valloncello che ci conduce
alla cresta. Da qui svoltando a destra
possiamo raggiungere in pochi minuti e
per ampia cresta la vetta del Sella (m.1739).
C’è da dire che mentre sulle carte la
vetta del Sella è segnalata a destra
dell’uscita in cresta (effettivamente
questa sembra la più alta), sul sentiero
la vetta è indicata a sinistra. In
occasione della nostra escursione
abbiamo raggiunto entrambe le vette
collegate dalla linea di cresta
percorribile in 5 minuti (prestare un
minimo di attenzione se ci si reca sulla
vetta di sinistra, perché in questo
punto la cresta, pur non presentando
particolari difficoltà, non è molto
larga). Mentre sulla vetta di destra
(sud) è presente un piccolo cippo in
legno con la scritta “M.Sella m.1739”,
il quaderno di vetta è sulla vetta di
sinistra (nord).
Dalla vetta del Sella il panorama è
stupendo su tutte le Apuane
settentrionali: fanno bella mostra di sé
“Sua Maestà” la Tambura, il Sagro, il
Grondilice, il Contrario, il Passo della
Focolaccia ed il Cavallo. Ad est il
panorama si apre sull’Appennino, mentre
a sud il Sumbra, il Fiocca, le Panie e
l’Altissimo dominano il paesaggio.
Visibili anche l’Eremo di San Viviano,
proprio sotto il Roccandagia, il lago di
Vagli, la Valle Arnetola, il paese di
Careggine e i suoi impianti sportivi.
Mentre ammiriamo un panorama così vasto,
l’occhio cade su numerose capre, che,
quasi irridendoci per la nostra
prudenza, se ne stanno beate sull’Alto
di Sella, proprio sull’orlo di un orrido
precipizio.
Dato il carattere parecchio dirupato
della zona, consigliamo di percorrere lo
stesso itinerario anche al ritorno,
facendo attenzione nei punti più ripidi.
Questo percorso ci permette di conoscere
le Apuane più selvagge, costellate da
vere e proprie testimonianze della
storia dell’escavazione come le vie di
lizza, perfettamente integrate
nell’ambiente naturale. Un itinerario
che ci fa comprendere perché le nostre
Apuane sono definite le "montagne
irripetibili".
PARTENZA: RESCETO
(m.485)
ARRIVO: M.SELLA (m.1739)
SENTIERI PERCORSi:
CAI 165 e CAI 160
DIFFICOLTA: EE
(il percorso non presenta difficoltà
particolari, se non in cima alla vetta
del monte Sella per i forti dirupi che
si presentano in entrambi le valli che
si guardano, il sentiero richiede sempre
attenzione e necessita di una buona
preparazione fisica visto il forte
dislivello da coprire e le ripide vie di
lizza da percorrere Sconsigliato in caso
di ghiaccio e di scarsa visibilità)
DISLIVELLO: 1280 m. circa
Tempo di percorrenza: La
salita richiede circa tre ore e mezzo
facendo anche brevi pause, mentre la
discesa ne richiede circa due e mezzo.
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