Cardoso di Gallicano, monte Palodina, Tana di Casteltendine o Castelvenere

La grotta di Casteltendine o Castelvenere

Album fotografico

Oggi tocchiamo una vetta apuana minore, che se ne sta un po’ in disparte rispetto alle sorelle più celebri: il M. Palodina (m. 1171), bel balcone panoramico sulla Valle del Serchio, la Garfagnana e il vicino Appennino. Il Palodina, che segna lo spartiacque tra le valli della Turrite Cava e della Turrite di Gallicano, è infatti la montagna apuana più orientale di tutte, che ci permette di guardare da un’angolatura insolita il gruppo delle Panie e il Forato, fino al Pisanino e la Tambura.
L’itinerario ha inizio da Cardoso (da non confondere con l’omonimo paese dell’Alta Versilia), raggiungibile da Gallicano in breve tempo. Cardoso è posto ad un’altitudine di 390 mslm e gode di un’ottima visuale sulla catena appennica. Il paese è ben tenuto e se ne sta raggomitolato attorno alla chiesa.
Lasciata la macchina nel parcheggio del paese, seguiamo le indicazione per La Croce - Foce San Luigi, raggiungibile con il sentiero CAI n° 136 che imbocchiamo subito.
Passiamo sotto un arco che segna la fine del paese e ci lasciamo alle spalle Cardoso, attraversando un bosco misto di acacie, castagni e qualche faggio. La traccia, sempre ben segnalata, sale blandamente. Arriviamo dopo circa un’ora di cammino ad un primo bivio, a quota 720 m slm. Per raggiungere Foce San Luigi e quindi il M. Palodina dobbiamo svoltare a destra lungo il 136, ma merita proseguire per circa 15 minuti a sinistra (sentiero CAI n° 111, non segnalato sulle cartine della Multigraphic), per raggiungere la Tana di Casteltendine, posta proprio sotto le dirupate pareti meridionali del sovrastante M. Penna. Si prosegue, come detto, per circa 10 minuti sul sentiero CAI 111, per poi svoltare a destra verso la Tana (il percorso è segnalato molto bene). La grotta è raggiungibile senza difficoltà, unica raccomandazione è quella di fare attenzione alle rocce che qui frequentemente sono umide e scivolose.
L’ingresso della Tana di Casteltendine è affascinante: l’ambiente è cupo ma è ravvivato dalla forza del torrente che sgorga dagli abissi della montagna. Ci inoltriamo, armati di torce, all’interno della grotta nel suo ramo principale, che è percorribile per 140 metri. Purtroppo qualche pipistrello dispettoso ci scoraggia dalla nostra esplorazione, facendo fallire la nostra prima speleogita. La grotta è percorsa da un torrente che proviene però da un altro ramo, molto più stretto di quello che abbiamo percorso, che si sviluppa per circa 1800 metri.
Dopo questa breve parentesi speleologica torniamo sui nostri passi per rituffarci nell’escursionismo. Ritorniamo quindi al bivio a quota 720 per dirigerci verso “La Croce” (790 mslm) che raggiungiamo dopo circa 15-20 minuti di cammino. Da questa località (è presente una croce che sembra piuttosto recente) si può ammirare un bellissimo panorama sulla Valle del Serchio e il vicino Appennino. Poco prima di raggiungere la località “La Croce”, incontriamo un metato, vicino al quale si stacca una traccia segnata (noi non l’abbiamo percorsa) per la vetta del M.Penna. Molto suggestivo è un castagno bicentenario, chiamato “il castagno del diavolo”, che incontriamo poco prima del metato.
Torniamo a noi. Superata “La Croce”, il sentiero perde leggermente quota. Stiamo ora traversando il sinistro versante settentrionale del M.Penna: l’ambiente è orrido ed umido, gli scoscesi pendii del Penna incombono sul sentiero rendendo l’atmosfera un po’ inquietante. Dopo un tratto in falsopiano il sentiero 136 sale con alcune svolte fino a toccare finalmente la ridente Foce San Luigi (m. 870), dove sono presenti alcune vecchie case di pastori in fase di restauro. Ricordiamo che Foce San Luigi è raggiungibile anche in macchina seguendo la strada che passa dai borghi di Vallico di Sotto e di Sopra.
Dopo una sosta ristoratrice nei pressi di una fontana riprendiamo il cammino sempre lungo il sentiero 136. Passiamo vicino ad una sorgente e dopo aver salito un erto canale arriviamo a Foce Palodina (m. 1085). Qui abbandoniamo il sentiero 136 per svoltare a destra. Seguiamo l’ampia cresta ovest del Palodina e per bosco rado tocchiamo finalmente la sua vetta (m. 1171). Sono trascorse circa 3 ore da quando siamo partiti da Cardoso. La cima è erbosa con molte rocce affioranti. Il panorama è veramente interessante: le Panie sono vicinissime, così come l’Appennino (Giovo e Rondinaio in primo piano). Più a nord Pisanino e Tambura non mancano all’appello. A sud si scorgono i Monti Pisani, mentre la Piana di Lucca è nascosta dalla foschia. Sotto di noi sono ben visibili i borghi di Trassilico, Vergemoli e San Pellegrinetto.
Fatte le foto di rito, riprendiamo il cammino. Seguiamo le tracce che superano la vetta del Palodina e dopo circa 20 minuti di cammino torniamo a Foce San Luigi. Da qui seguiamo il percorso dell’andata.

ITINERARIO

Cardoso di Gallicano (m. 390) - Bivio quota 720 – Tana di Casteltendine (m. 750) – Bivio quota 720 – La Croce (m. 790) – Foce San Luigi (m. 870) – Foce Palodina (m. 1085) – M. Palodina (m. 1171) – Foce San Luigi (m. 870) – La Croce (m. 790) – Bivio quota 720 – Cardoso (m. 390)

SENTIERI PERCORSI

CAI 136 (da Cardoso a Foce Palodina)

CAI 111 (deviazione per la Tana di Casteltendine. Sentiero non segnalato sulla carta Multigraphic)

Sentiero di vetta Foce Palodina - M. Palodina

Sentiero segnalato dal Monte Palodina a Foce San Luigi.  

TEMPI DI PERCORRENZA

Cardoso – Bivio Quota 720: 1 h

Bivio Quota 720 – Tana di Casteltendine e ritorno: 25-30’

Bivio Quota 720 – La Croce: 15-20’

La Croce – Foce San Luigi: 1 h

Foce San Luigi - Foce Palodina - M. Palodina: 40’

M. Palodina – Foce San Luigi – Cardoso: 1 h 45’ 

DIFFICOLTA’

DISLIVELLO

m. 880 circa
 

Nicola Lazzarini