Eremo di Calomini  

     

L'eremo di Calomini si trova lungo la strada che porta al paese di Vergemoli, sopra l'abitato di Gallicano.
La chiesa dell'eremo è stata costruita rasente alla facciata del monte, anzi più di mezza , con la sagrestia e quasi tutto il convento, resta dentro uno scavo ricavato dentro la montagna, con l'uso di un solo scalpello.
La sommità di questo scavo termina in un'amplissima volta biancastra.
Secondo una tradizione, nel luogo dove tutt'oggi scaturisce dalle rocce uno zampillo d'acqua purissima, l'immagine della madonna che si venera nel santuario si rivelò ad una pastorella di Calomini.
Il nome della ragazza non si conosce, ne si anno notizie se la madonna parlò alla ragazza.
Subito la fama della santa si sparse nei vicini villaggi e che mirabilmente crebbe tra quei popoli il desiderio di farle onore.
Con devoto e numeroso accompagnamento fu portata quindi a Gallicano, in luogo ritenuto più onorevole.
Ma, sebbene custodita con attenzione, non passarono ventiquattro ore che nuovamente fu ritrovata dove si era fatta vedere alla pastorella di Calomini.
Conosciuto il volere di Maria con questo prodigio, nessuno ardì più rimuoverla dalla sua grotta.
Si penso quindi di costruire sul luogo una degna dimora e fu raccolto tanto denaro che in un primo momento si diede alla sacra immagine un altare, poi la chiesa tutta scavata nel monte fu detta S. Maria ad Martyres.
Dal documento del 1361, in cui il converso della Cella di S.Maria ad Martyres faceva richiesta al vescovo di legalizzare le varie offerte dell'oratorio, appare chiaro di quale venerazione fosse circondata la Vergine della grotta ( o della penna ) a partire dal sec. XIV.
Il primo atto vescovile di libera collocazione del beneficio intitolato al romitorio di santa Maria della grotta è del 2 maggio 1444.
Un'altra notizia di libera collazione del medesimo si ha poi nel 1497,  e dal sec. XVI in poi la fama di questa madonna crebbe talmente che vescovi  e cardinali si portarono fino a lei per renderle onore, mentre il popolo, tra il 1631 e il 1690, con spontanea oblazione faceva il possibile per ampliare e rendere più maestosa l'antica chiesa.
Ai primi del settecento, come risulta dall'archivio del santuario, venne compiuto il duplice colonnato, fu allargata la grotta per accogliervi degnamente la sagrestia, sistemato il pavimento  della chiesa e portato a compimento ogni dettaglio che contribuisse a rendere degno di ammirazione quel luogo di preghiera.
Gli eremiti ebbero cura del santuario fino al 1868, anno in cui i parroci dei paesi confinanti, quali tradizionali amministratori, non decisero di assumere direttamente l'incarico di promuovere il culto di Maria Santissima.
Dopo esservi stati in continuità per oltre cinque secoli, così finivano gli eremiti di Calomini, i quali avevano talmente costituito una cosa sola con la vita del santuario che le popolazioni, secoli fa come oggi, per indicare la madonna di Martyres, dicevano madonna dell'eremita, o semplicemente eremita.
Con decreto del vescovo di Massa risalente al 1941 la custodia del santuario venne infine affidata ai P.P cappuccini di Lucca i quali, nella persona di un confratello, provvedono da oltre cinquanta anni a conservare ciò che una pura devozione a Maria a voluto che sorgesse su questo dirupo.
Di maggio e di settembre ancora numerosi fedeli salgono all'erto monte, che serba intatto il miracolo delle acque e discaccia l'orrido, in una visione assoluta di purezza, verso le solitarie frontiere della paura.