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I Giganti del Sumbra |
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La
parete del monte Sumbra è un esteso
squarcio nella montagna, una parete
ripida scoscesa, rotta da profondi
canaloni nei quali si aprono le marmitte
dei Giganti. E come se un gigantesco colpo di vanga avesse rotto il monte per mostrare il cuore di marmo, bianco puro, come doveva essere quello dei generosi giganti che abitavano in quei profondi canaloni, inaccessibili ai piedi dell'uomo. La generosità di quegli invisibili giganti è raccontata da una leggenda che narra di fatiche e della tanta povertà in cui viveva le gente della montagna tanto tempo fa. Un vecchio pastore abitava insieme ai suoi due nipotini, rimasti orfani di padre e di madre, in una misera capanna fuori dal paese di Capanne di Careggine. Il vecchio non aveva più le energie di una volta ed era sempre più difficile di anno in anno provvedere a sfamare i suoi piccoli nipotini; cosi accettava di fare umili lavori nelle case dei vicini, provvedendo loro la legna da ardere e accudendo al bestie malate perche nella sua esperienza era ormai diventato capace nel riconoscere e curare le malattie delle bestie. Nonostante questo , nei lunghi mesi invernali si trovava in grande difficoltà e per diversi giorni non aveva niente da mangiare ed era costretto a chiedere aiuto alle persone. Una mattina il vecchio pastore salì sul monte Sumbra con i suoi nipotini a raccogliere erbe che in quei mesi di primavera crescevano abbondanti proprio la, dove termina il bosco e si raggiunge la lunga cresta del monte, tanto dolce e coperta di vegetazione nel versante della Garfagnana, quanto scoscesa e brulla nel versante marino. Lasciò i nipotini tra loro fra gli alberi, mentre egli si sedette ai piedi di una roccia isolata lungo il sentiero che porta alla vetta del monte. Il sole illuminava il volto del pastore solcato di rughe e bagnato dalle lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi tristi che pensavano a come fare per dare un pò di cibo a quelle povere creature. Il giorno seguente il vecchio salì di nuovo sul monte per raccogliere ancora delle erbe e, quando ebbe terminato, andò a riposarsi ai piedi di quella strana roccia lungo il sentiero che stava a sentinella del profondo precipizio del monte Sumbra. Con grande stupore, vide un mucchietto di sale, proprio dove il giorno prima aveva versato tante lacrime. A quei tempi il sale era una preziosa merce di scambio, perché scarseggiava ovunque ed era necessario per la conservazione dei cibi; possederne anche un pò era considerata una fortuna. Il pastore se ne riempi le tasche e corse in paese a scambiarlo con farina, carne e fagioli; tutto questo andò avanti per molto tempo, perché per diverse mattine il pastore saliva la montagna, trovava il mucchietto di sale e lo barattava, riuscendo a mettere da parte una buona scorta di provviste e anche qualche soldo. Un giorno il vecchio si accorse che ai piedi della roccia non c'era più il mucchio del sale, ma non se la prese più di tanto; la vita adesso non era più dura come prima. Guardò la roccia, come per ringraziarla, e vide scolpiti sulla sua superficie il volto di tre giganti che sorridevano: volti misteriosi ed amici che lo avevano aiutato provvedendo al sale che depositavano li nella notte. Avevano scolpito i loro volti nella pietra perchè gli uomini si ricordassero della loro generosità; e oggi li possiamo ancora vedere proprio la, dove il sentiero esce dal bosco e si affaccia al nudo precipizio del Sumbra abitato dai giganti, tanto tempo fa. Leggenda orale raccolta ad Arni
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