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4 luglio 2009
Questo itinerario è
dedicato al Corchia, una montagna troppo
spesso "banalizzata" dalle strade
marmifere che conducono quasi in vetta e
dalle cave che inesorabilmente stanno
"mangiando" la sua cresta sommitale.
E’ un itinerario avventuroso e
esplorativo che ridona dignità a questa
montagna, permettendoci di conoscere un
aspetto dimenticato del Corchia, ovvero
la "lizza dei Tavolini" che - prima che
costruissero la marmifera di Passo Croce
- era la via da cui transitavano i marmi
delle omonime cave. Una via ardita che
supera mediante una galleria e una
cengia le poderose balze del versante
sud-occidentale della montagna, è una
via che permette davvero di toccare con
mano l’incredibile mestiere di lizzatore…percorrendola
sembra impossibile che da qui
transitassero tonnellate di marmo. E’
una via che non ha niente da invidiare
alle più celebri lizze delle Apuane
massesi.
Un itinerario unico nel suo genere…un
itinerario molto ma molto apuano!
La nostra escursione
inizia da Levigliani (m.580), paese
dell’Alta Versilia facilmente
raggiungibile da Seravezza seguendo le
indicazioni per Castelnuovo.
Lasciamo la macchina nel parcheggio del
paese e proseguiamo a piedi sulla
sinistra imboccando la strada asfaltata
che collega il borgo con la strada che
da Terrina porta a Passo Croce. Usciamo
piano piano dal paese e proseguiamo
lungo la strada fino a che la
abbandoniamo in prossimità del secondo
tornante che incontriamo (m. 680 circa,
presente una vecchia panchina), per
proseguire a destra lungo uno stradello
sterrato che corre in falsopiano.
Superiamo sulla sinistra una bella casa
di sassi (Ranch Olocco) e proseguiamo
lungo la stradina, immersi in castagni
secolari. Già si sente il profumo di
avventura, soprattutto quando
incontriamo un signore anziano che ci
guarda un po’ storto come a dire "ma
questi qui dove andranno?".
La stradina ora piega decisamente a
sinistra e ci conduce ad alcune case
sparse (località Morlo, quota 730). Qui
si continua per alcuni metri lungo la
strada, fino a quando questa termina in
prossimità di alcune casine, presso le
quali è presente una piccolissima
edicola votiva e una fontana.
Qui svoltiamo decisamente a destra per
una bella mulattiera che all’inizio
corre tra due muri a secco. Questi erano
gli alpeggi di Levigliani e sicuramente
molti anni fa queste case sparse
dovevano essere veri e propri giardini.
Proseguiamo lungo la mulattiera che sale
tra castagni secolari e vecchi
terrazzamenti fino a giungere a un
traliccio (m. 800 circa). Ovviamente non
sono presenti segni, ma in questo tratto
la mulattiera è abbastanza evidente;
l’unico punto in cui è possibile
sbagliarsi si incontra in prossimità di
un bivio: la mulattiera prosegue a
dritto, noi invece dobbiamo svoltare a
sinistra per una evidente traccia.
Comunque se si sbaglia ci si accorge
subito dell’errore, perché in questo
caso troviamo alberi e arbusti che
rendono impossibile il cammino.
Giunti al traliccio citato proseguiamo a
dritto per alcuni metri (tra felci e
sterpaglie), poi svoltiamo decisamente a
sinistra lungo la mulattiera che qui
corre tra due muri a secco.
Il sentiero prosegue abbastanza
evidente, poi piega a destra fino a
giungere al centro di un impluvio che
non attraversiamo (presente un vecchio
rudere), proseguendo invece – per
terreno piuttosto franoso – lungo il
versante orografico destro del canale
(che rimane alla nostra destra).
Ora il sentiero fa alcune risvolte e
risulta essere per la verità non molto
evidente. Proseguiamo lungo la destra
orografica del canale, poi il sentiero
passa sotto a un vecchio rudere (si
intravede e basta, aguzzare la vista!)
in modo obliquo e raggiunge nuovamente
il centro del canale che si attraversa
(attenzione al terreno franoso!) per
raggiungere due piccole case, poste sul
lato sinistro orografico dell’impluvio.
Qui, senza traccia precisa, proseguiamo
nel bosco traversando obliquamente nel
bosco (rimanendo all’incirca alla stessa
quota) per giungere a un’altra casetta
in sasso, posta a quota 965 (Località
Sellora).Tra le due casette vediamo più
in alto un’altra casa diroccata che noi
non raggiungiamo.
Dalla casa in Località Sellora
continuiamo a traversare il bosco e in
breve giungiamo nel Fosso Permeccio,
percorso dalla via di lizza. Possiamo
dire che dal punto di vista
dell’orientamento il difficile è
passato!
Giunti in mezzo al fosso iniziamo a
salire tra vecchie traversine e cavi,
superando alcuni passaggi di 1° grado
(attenzione in caso di roccia bagnata!).
In alcuni casi ci si può aiutare con un
vecchio tubo metallico, saggiandolo
sempre prima.
La via di lizza corre ora – seminascosta
dalla folta vegetazione – sul versante
orografico destro del canale.
Ci fermiamo un attimo per assaporare il
selvaggio scenario del luogo: il
silenzio è totale, piri e cavi sono i
muti testimoni di un’epoca passata che
ha segnato indelebilmente la storia
delle nostre Apuane; di fronte a noi si
erge la possente bastionata
sud-occidentale del Corchia che i
costruttori della lizza riuscirono
incredibilmente a vincere. Siamo
entusiasti e ammiriamo questo spettacolo
in religioso silenzio…ci sembra quasi di
essere tutt’uno con le Apuane e con la
loro storia.
Ma bando alle ciance, proseguiamo nella
descrizione! Proseguiamo sul fondo del
canale, poi iniziamo lentamente ad
obliquare verso sinistra per evitare
alcuni risalti che ci paiono un po’
infidi. Qui il percorso è problematico,
perché il terreno è franoso e inoltre
sono presenti molti cavi arrugginiti che
si celano tra il folto paleo
(antitetanica obbligatoria…).
Siamo proprio di fronte alla parete del
Corchia e ora la lizza ci appare
evidente nel suo punto più spettacolare:
infatti sfrutta una cengia naturale per
iniziare la risalita dei bastioni. In
molti punti alcuni massi franati
ostruiscono la via di lizza, ma si
superano abbastanza agevolmente e
l’esposizione non è mai eccessiva (ci si
può aiutare con un onnipresente tubo
metallico).
In decisa salita proseguiamo lungo la
"lizza-cengia", fino a che questa sembra
perdersi in mezzo a pinnacoli rocciosi…e
qui si cela il capolavoro dei
costruttori di questa opera: la lizza
entra in una galleria lunga circa 150
metri e supera i bastioni del Corchia.
E’ emozionante percorrerla.
Usciti dalla galleria lo scenario
cambia. La parete del Corchia si fa meno
opprimente e proseguiamo sempre più
entusiasti dell’escursione.
All’uscita della galleria serve un
minimo di attenzione: qui la lizza è
franata e occorre superare un risalto
roccioso (passaggi di 1° grado) cosparso
di traversine e cavi.
Successivamente la lizza prosegue
piuttosto evidente, piegando decisamente
a sinistra e entrando in un canale.
Dopo aver superato un inestricabile
groviglio di cavi arrugginiti giungiamo
a Colle Rondinaio (m.1327), una sorta di
piccola conca dove sono presenti due
vecchie case (probabilmente due edifici
a servizio delle cave).
Qui la lizza piega leggermente a destra
e si inerpica ripidamente lungo il
versante del Corchia. Alla nostra
sinistra vediamo il grande ravaneto
della Cava dei Tavolini, posta quasi
sulla cresta tra le due vette del
Corchia, ed è affascinante il netto
contrasto tra il bianco del ravaneto e
il verde intenso del paleo.
Proseguiamo lungo la lizza fino a che
queste si interrompe, in prossimità di
un edificio che è stato costruito
proprio sulla lizza stessa.
Qui abbandoniamo la lizza e svoltiamo
decisamente a destra lungo una traccia
tra il paleo che ci conduce ad alcuni
vecchi macchinari di cava posti proprio
su un crinale.
Qui svoltiamo a sinistra e con alcune
risvolte guadagniamo il costolone
sud-ovest del Corchia. Il panorama si
apre sempre di più, ma lo sguardo è
catturato anche dalla Cava dei Tavolini
che sta letteralmente distruggendo la
cresta tra il Corchia e l’antecima
ovest.
Proseguiamo tra paleo e roccette,
superiamo un saggio di cava piuttosto
profondo e finalmente raggiungiamo con
grande soddisfazione la cima del Corchia
(m.1677). Sono passate circa 3 ore e 45’
da quando siamo partiti da Levigliani.
Dopo una meritata sosta scendiamo verso
Foce di Mosceta, sfruttando la via
normale di salita alla montagna.
Passiamo accanto allo scheletro del
Bivacco Lusa-Lanzoni, vittima
sacrificale della "guerra" tra cavatori
e speleologi, e in un’ora abbondante
giungiamo al Rifugio "Del Freo"
(m.1180), posto a pochi minuti dalla
Foce di Mosceta (m.1190).
Il luogo è molto conosciuto e ha un
aspetto decisamente dolomitico, stretto
come è tra il massiccio della Pania e
del Pizzo e il Corchia, inoltre il
rimboschimento di abeti dona alla Foce
un aspetto ancora più alpino.
Da Mosceta svoltiamo decisamente a
destra imboccando il sentiero CAI 9 che
ci porta in circa 40’ al Passo
dell’Alpino (m.1060).
Qui giriamo a destra, percorrendo le
famose "Voltoline" (sentiero CAI 9), che
ci permette di perdere quota grazie a
decine e decine di risvolte, che per
certi aspetti ci ricordano la Via
Vandelli.
Il sentiero termina in prossimità
dell’ingresso dell’Antro del Corchia,
aperta al pubblico da alcuni anni.
Qui imbocchiamo la strada asfaltata che
in breve ci conduce al parcheggio di
Levigliani, dove c’è la nostra fedele
macchina ad attenderci.
ITINERARIO
Levigliani (m.580) –
2° tornante della strada di collegamento
per Passo Croce (m.680) – Ranch Olocco –
Case in Località Morlo (m.730) –
traliccio (m. 800) – Loc. Sellora
(m.965) – Fosso Permeccio – Lizza dei
Tavolini – galleria – Colle Rondinaio
(m.1327) – crinale sud-ovest del Corchia
– M. Corchia (m.1677) – Bivacco
Lusa-Lanzoni – Rifugio "Del Freo"
(m.1180) – Foce di Mosceta (m.1190) –
Sentiero CAI 9 – Passo dell’Alpino
(m.1060) – "Le Voltoline" – ingresso
Antro del Corchia – strada asfaltata –
Levigliani (m.580)
SENTIERI PERCORSI
Stradello sterrato e
tracce non segnate – da Levigliani
al Fosso di Permeccio
Lizza dei Tavolini
– dal Fosso di Permeccio a Colle
Rondinaio, passando per la galleria
Lizza dei Tavolini
– da Colle Rondinaio agli edifici nei
pressi della Cava dei Tavolini
Tracce non segnate
– dagli edifici nei pressi della Cava
dei Tavolini alla vetta del M. Corchia
(per il crinale sud-ovest)
Sentiero di vetta per
il Corchia – dalla cima del Corchia
a Foce di Mosceta
Sentiero CAI 9 –
da Foce di Mosceta all’ingresso
dell’Antro del Corchia, transitando per
il Passo dell’Alpino
Strada asfaltata
– dall’ingresso dell’Antro del Corchia a
Levigliani
DIFFICOLTA’: EE
Questo itinerario,
soprattutto da Levigliani alla galleria
della lizza, presenta diversi problemi
di orientamento: non sono infatti
presenti segnali e inoltre la rigogliosa
vegetazione, nonché la presenza di vari
canali da attraversare, spesso celano la
via giusta.
Nel canale Permeccio
sono presenti alcuni passaggi di 1°
grado che possono diventare problematici
in caso di roccia bagnata; la lizza
intagliata nella roccia non è
particolarmente esposta, mentre dopo la
galleria per superare un risalto
roccioso si deve affrontare un breve
passaggio di 1° grado.
Il ritorno (M.Corchia
– Foce di Mosceta – "Le Voltoline") non
presenta difficoltà particolari.
Si sconsiglia
assolutamente di intraprendere
l’escursione quando c’è rischio di
pioggia, perché il canale di Permeccio e
la galleria si trasformano – in caso di
temporale – in veri e propri torrenti.
TEMPI DI PERCORRENZA
Levigliani – Loc.
Morlo – Fosso Permeccio – galleria –
Colle Rondinaio: 2 h 45’
Colle Rondinaio – M.
Corchia: 1 h
M. Corchia – Rif. Del
Freo 1 h
Rif. Del Freo – Foce
di Mosceta – Passo dell’Alpino: 45’
Passo dell’Alpino –
"Le Voltoline" – ingresso Antro del
Corchia – Levigliani: 1 h
DISLIVELLO
1100 metri circa
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