Il Monte Pisanino dalla Bagola Bianca

 

Album fotografico

22 maggio 2010

 “Bagola Bianca”…bastano queste due parole per accendere l’entusiasmo e contemporaneamente il timore degli escursionisti apuanofili; la Bagola rappresenta infatti una impegnativa via di salita al Pisanino che si snoda sull’affilata e ripida cresta ovest, caratterizzata dalla presenza di rocce smosse e paleo.

La Bagola Bianca è il vertice dove convergono due ripide creste: una (quella da noi percorsa) proveniente da Orto di Donna, l’altra – la Forbice – proveniente dal buio fondovalle del Serchio di Gramolazzo.

Il nome “Bagola Bianca” deriva probabilmente dalla bianche rocce che la distinguono e che si stagliano inconfondibili sull’onnipresente tappeto di paleo che caratterizza questo versante del Pisanino.

Una escursione non certo facile, ma di grande soddisfazione, che ci mette a tu per tu con il burbero carattere del Pisanino.
Il nostro itinerario inizia dal Rifugio Val Serenaia (m. 1060), sul fondovalle dell’omonima vallata. Il rifugio è posto in un luogo di una bellezza puramente alpina: la valle è infatti contornata dai più celebri giganti apuani: Pizzo d’Uccello, Pisanino, Cavallo, Contrario e Grondilice sorvegliano pazientemente il luogo e sono i silenti testimoni della devastazione ambientale che caratterizza questa bella e sventurata vallata.
La Val Serenaia è raggiungibile da Gramolazzo e da Minucciano seguendo le relative indicazioni stradali (a fine maggio 2010 la strada risultava essere piuttosto malmessa…occhio alle buche!).
Lasciamo la macchina nei pressi del parcheggio proprio accanto al rifugio e guardiamo in alto verso la nostra meta: di fronte ai nostri occhi si dipana tutto il nostro itinerario lungo la ripidissima costola ovest della Bagola. Da qui Re Pisanino appare una montagna severa e compatta, le cui fondamenta affondano a vista d’occhio proprio dietro al rifugio.
Attraversiamo il greto del torrente, solitamente asciutto, ed iniziamo la salita. In questo punto non c’è una traccia precisa, ma conviene – sempre tra paleo piuttosto alto - dapprima puntare ad un impluvio e poi obliquare costantemente verso sinistra, scegliendo di volta in volta la via migliore. Dobbiamo comunque tener presente che il nostro primo obbiettivo è raggiungere la cresta posta alla nostra sinistra (salendo) ed allontanarci dalla cresta che termina proprio di fronte al rifugio (più breve ma anche più impegnativa).
Troviamo finalmente una traccia e raggiungiamo la costola ovest della Bagola, in questo punto abbastanza ampia.
Continuiamo a salire e l’esposizione cresce costantemente, soprattutto verso il versante nord-ovest, che in alcuni punti risulta essere strapiombante. Il percorso si dipana quasi sempre sulla cresta, eccetto in alcuni punti, dove questa si restringe, costringendoci a superare i primi risalti rocciosi traversando (alcuni tratti esposti) verso destra.
 Continuiamo il nostro cammino e la salita si trasforma quasi in una ascesi: di fronte a noi la Bagola, con le sue rocce bianche, sembra quasi guardarci con bonaria severità, mentre più in alto il Pisanino sembra non degnarci nemmeno di un misero sguardo.
Allora ci voltiamo, guardiamo verso il basso, verso Orto di Donna, e il nostro sguardo è rapito dall’enorme cicatrice che segna tutta la Val Serenaia, una cicatrice da cui sembra sgorgare senza sosta un ininterrotto flusso di sangue bianchissimo.
Ma bando alle ciance, torniamo a noi. La traccia ora segue la cresta, sempre più ripida, aggirando di volta in volta alcune placche verso destra. Il punto più delicato è probabilmente una tratto di cresta affilata, con esposizione sostenuta verso nord-ovest…ma pure verso sud non si scherza.
Quindi raggiungiamo una sorta di focetta perdendo quota di alcuni metri. Giunti a questo intaglio il sentiero riprende a salire, e – seppur la ripidezza si faccia sentire – oggettivamente le difficoltà diminuiscono.
Dopo due ore abbondanti di cammino giungiamo finalmente alla cima della Bagola Bianca (m. 1807). E’ un momento di grande soddisfazione: il Pisanino si para di fronte a noi alto e slanciato, e sembra davvero impossibile poter arrivare lassù. Sotto di noi appare Gorfigliano, oltre 1000 metri più basso, mentre le creste della Forbice e della Mirandola mostrano tutte le loro difficoltà.
Riprendiamo il cammino verso destra, seguendo fedelmente la cresta. Qui l’esposizione è sostenuta e – seppur non ci siano difficoltà tecniche – serve una grandissima attenzione.
Giungiamo quindi ad un risalto roccioso: è forse il passaggio chiave dell’intera escursione. Su diverse guide è consigliato di affrontare direttamente la cresta, superando un passaggio di 1° grado superiore abbastanza esposto. Noi invece – probabilmente sbagliando – abbiamo seguito una traccia che evita questo passaggio traversando verso destra (versante Orto di Donna), ma a prezzo di una esposizione molto ma molto sostenuta. Ci siamo ritrovati su un pendio pressochè verticale senza alcun appiglio roccioso, in quanto caratterizzato solo ed unicamente dalla presenza del paleo.
Riusciamo a riguadagnare la cresta seguendo sempre questa esile traccia ed in breve siamo finalmente in vetta al Pisanino (m. 1946). Sono passate circa 2 ore e 45 minuti da quando siamo partiti.
Il panorama è favoloso e la soddisfazione è grande…finalmente abbiamo percorso il sentiero della Bagola, da tanto nei nostri pensieri.
Dopo una sosta e le classiche foto di rito, ci accingiamo a scendere, percorrendo la via normale. Transitiamo sull’elementare ma esposta cresta sud della montagna (presenti segni blu) sino ad arrivare allo sbocco del Canale delle Rose, il cui nome deriva da una delicata leggenda.
Iniziamo la discesa del canale, che – seppure molto ripida – non presenta grandi difficoltà.
Dopo circa 45 minuti di cammino dalla vetta giungiamo a Foce Altare (m. 1750), posta proprio allo sbocco del Rio Sambuco, tra gli Zucchi di Cardeto e la mole del Pisanino.
E’ questo un luogo di una bellezza tipicamente apuana, aspra e severa, con le inconfondibili e particolari sagome degli Zucchi, che sembrano quasi pugnali conficcati nel cielo.
Il sentiero ora attraversa la Foce e si porta sul versante di Gorfigliano. Non ci sono difficoltà tecniche particolari, ma serve sempre una certa attenzione, in quanto in alcuni punti (soprattutto sotto il Pizzo Maggiore), ci sono traversi con esposizione non trascurabile. Il sentiero continua – sempre segnato – in falsopiano, passando ora sotto il Pizzo Altare.
Lo sguardo qui è rapito dalla vista del Passo della Focolaccia, sbassato di oltre 50 metri da una discutibile e frenetica attività estrattiva.
Ora il cammino è relativamente più tranquillo, con esposizione limitata ad alcuni tratti molto brevi. Giungiamo sotto Foce di Cardeto che raggiungiamo risalendo circa 150 metri di dislivello, fino a congiungerci con i sentieri CAI 178 e 179. La Foce di Cardeto (m. 1680) è il valico che separa il gruppo degli Zucchi e del Pisanino dal M. Cavallo.
Scendiamo ora sul versante di Orto di Donna e svoltiamo a sinistra lungo il sentiero CAI 179, che – attraversando una bellissima faggeta posta proprio alla base del Contrario – ci conduce in circa 45 minuti al Rifugio Orto di Donna (m. 1500), inaugurato nel 2003.

(dalla Foce di Cardeto è possibile fare ritorno più rapidamente verso il fondovalle della Val Serenaia prendendo il sentiero CAI 178)
Dal Rifugio si gode di un bel panorama sul Pisanino e sul Pizzo d’Uccello; da qui inoltre vediamo bene la cresta della Bagola percorsa all’andata.

Per tornare al fondovalle percorriamo la lunga e polverosa strada marmifera che in circa un’ora scende al rifugio Val Serenaia.

 

SENTIERI PERCORSI

Traccia non segnata sulla costola ovest della Bagola Bianca – dal Rifugio Val Serenaia alla vetta del Pisanino, passando per la Bagola Bianca

Via normale al Pisanino (segni azzurri) – dalla vetta del Pisanino a Foce di Cardeto

Sentiero CAI 179 – dalla Foce di Cardeto al Rifugio Orto di Donna

Strada marmifera – dal Rifugio Orto di Donna al Rifugio Val Serenaia 

DIFFICOLTA’

Rifugio Val Serenaia – Bagola Bianca – M.Pisanino: EE+

Traccia non segnata su ripida ed esposta cresta; passaggio di 1° grado superiore tra la Bagola Bianca e la vetta del Pisanino. Fare molta attenzione.

M. Pisanino – Foce di Cardeto: EE

Questo tratto dell’escursione, pur non presentando difficoltà particolari, necessita di una certa attenzione per alcuni tratti esposti, soprattutto sulla cresta sud del Pisanino e su un traverso sotto il Pizzo Maggiore.

Foce di Cardeto – Rifugio Orto di Donna: E

Lungo tratto in una bellissima faggeta.

Rifugio Orto di Donna – Rifugio Val Serenaia: T

Lungo tratto su strada marmifera. 

TEMPI DI PERCORRENZA

Rifugio Val Serenaia – Bagola Bianca: 2 h

Bagola Bianca – M. Pisanino: 40’

M. Pisanino – Foce di Cardeto: 1 h 15’

Foce di Cardeto – Rif. Orto di Donna: 45’

Rifugio Orto di Donna – Rifugio Val Serenaia: 1 h 

DISLIVELLO

1050 metri circa 

NOTE

Si sconsiglia vivamente di percorrere questo itinerario con condizioni meteorologiche non ottimali e con il paleo bagnato. Escursione riservata a escursionisti esperti e soprattutto abituati all’infido terreno apuano.