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Album
fotografico
“Bagola
Bianca”…bastano queste due parole per
accendere l’entusiasmo e
contemporaneamente il timore degli
escursionisti apuanofili; la Bagola
rappresenta infatti una impegnativa via
di salita al Pisanino che si snoda
sull’affilata e ripida cresta ovest,
caratterizzata dalla presenza di rocce
smosse e paleo.
La
Bagola Bianca è il vertice dove
convergono due ripide creste: una
(quella da noi percorsa) proveniente da
Orto di Donna, l’altra – la Forbice –
proveniente dal buio fondovalle del
Serchio di Gramolazzo.
Il
nome “Bagola Bianca” deriva
probabilmente dalla bianche rocce che la
distinguono e che si stagliano
inconfondibili sull’onnipresente tappeto
di paleo che caratterizza questo
versante del Pisanino.
Una escursione non
certo facile, ma di grande
soddisfazione, che ci mette a tu per tu
con il burbero carattere del Pisanino.
Il nostro itinerario inizia dal Rifugio
Val Serenaia (m. 1060), sul fondovalle
dell’omonima vallata. Il rifugio è posto
in un luogo di una bellezza puramente
alpina: la valle è infatti contornata
dai più celebri giganti apuani: Pizzo
d’Uccello, Pisanino, Cavallo, Contrario
e Grondilice sorvegliano pazientemente
il luogo e sono i silenti testimoni
della devastazione ambientale che
caratterizza questa bella e sventurata
vallata.
La Val Serenaia è raggiungibile da
Gramolazzo e da Minucciano seguendo le
relative indicazioni stradali (a fine
maggio 2010 la strada risultava essere
piuttosto malmessa…occhio alle buche!).
Lasciamo la macchina nei pressi del
parcheggio proprio accanto al rifugio e
guardiamo in alto verso la nostra meta:
di fronte ai nostri occhi si dipana
tutto il nostro itinerario lungo la
ripidissima costola ovest della Bagola.
Da qui Re Pisanino appare una montagna
severa e compatta, le cui fondamenta
affondano a vista d’occhio proprio
dietro al rifugio.
Attraversiamo il greto del torrente,
solitamente asciutto, ed iniziamo la
salita. In questo punto non c’è una
traccia precisa, ma conviene – sempre
tra paleo piuttosto alto - dapprima
puntare ad un impluvio e poi obliquare
costantemente verso sinistra, scegliendo
di volta in volta la via migliore.
Dobbiamo comunque tener presente che il
nostro primo obbiettivo è raggiungere la
cresta posta alla nostra sinistra
(salendo) ed allontanarci dalla cresta
che termina proprio di fronte al rifugio
(più breve ma anche più impegnativa).
Troviamo finalmente una traccia e
raggiungiamo la costola ovest della
Bagola, in questo punto abbastanza
ampia.
Continuiamo a salire e l’esposizione
cresce costantemente, soprattutto verso
il versante nord-ovest, che in alcuni
punti risulta essere strapiombante. Il
percorso si dipana quasi sempre sulla
cresta, eccetto in alcuni punti, dove
questa si restringe, costringendoci a
superare i primi risalti rocciosi
traversando (alcuni tratti esposti)
verso destra.
Continuiamo il nostro cammino e la
salita si trasforma quasi in una ascesi:
di fronte a noi la Bagola, con le sue
rocce bianche, sembra quasi guardarci
con bonaria severità, mentre più in alto
il Pisanino sembra non degnarci nemmeno
di un misero sguardo.
Allora ci voltiamo, guardiamo verso il
basso, verso Orto di Donna, e il nostro
sguardo è rapito dall’enorme cicatrice
che segna tutta la Val Serenaia, una
cicatrice da cui sembra sgorgare senza
sosta un ininterrotto flusso di sangue
bianchissimo.
Ma bando alle ciance, torniamo a noi. La
traccia ora segue la cresta, sempre più
ripida, aggirando di volta in volta
alcune placche verso destra. Il punto
più delicato è probabilmente una tratto
di cresta affilata, con esposizione
sostenuta verso nord-ovest…ma pure verso
sud non si scherza.
Quindi raggiungiamo una sorta di focetta
perdendo quota di alcuni metri. Giunti a
questo intaglio il sentiero riprende a
salire, e – seppur la ripidezza si
faccia sentire – oggettivamente le
difficoltà diminuiscono.
Dopo due ore abbondanti di cammino
giungiamo finalmente alla cima della
Bagola Bianca (m. 1807). E’ un momento
di grande soddisfazione: il Pisanino si
para di fronte a noi alto e slanciato, e
sembra davvero impossibile poter
arrivare lassù. Sotto di noi appare
Gorfigliano, oltre 1000 metri più basso,
mentre le creste della Forbice e della
Mirandola mostrano tutte le loro
difficoltà.
Riprendiamo il cammino verso destra,
seguendo fedelmente la cresta. Qui
l’esposizione è sostenuta e – seppur non
ci siano difficoltà tecniche – serve una
grandissima attenzione.
Giungiamo quindi ad un risalto roccioso:
è forse il passaggio chiave dell’intera
escursione. Su diverse guide è
consigliato di affrontare direttamente
la cresta, superando un passaggio di 1°
grado superiore abbastanza esposto. Noi
invece – probabilmente sbagliando –
abbiamo seguito una traccia che evita
questo passaggio traversando verso
destra (versante Orto di Donna), ma a
prezzo di una esposizione molto ma molto
sostenuta. Ci siamo ritrovati su un
pendio pressochè verticale senza alcun
appiglio roccioso, in quanto
caratterizzato solo ed unicamente dalla
presenza del paleo.
Riusciamo a riguadagnare la cresta
seguendo sempre questa esile traccia ed
in breve siamo finalmente in vetta al
Pisanino (m. 1946). Sono passate circa 2
ore e 45 minuti da quando siamo partiti.
Il panorama è favoloso e la
soddisfazione è grande…finalmente
abbiamo percorso il sentiero della
Bagola, da tanto nei nostri pensieri.
Dopo una sosta e le classiche foto di
rito, ci accingiamo a scendere,
percorrendo la via normale. Transitiamo
sull’elementare ma esposta cresta sud
della montagna (presenti segni blu) sino
ad arrivare allo sbocco del Canale delle
Rose, il cui nome deriva da una delicata
leggenda.
Iniziamo la discesa del canale, che –
seppure molto ripida – non presenta
grandi difficoltà.
Dopo circa 45 minuti di cammino dalla
vetta giungiamo a Foce Altare (m. 1750),
posta proprio allo sbocco del Rio
Sambuco, tra gli Zucchi di Cardeto e la
mole del Pisanino.
E’ questo un luogo di una bellezza
tipicamente apuana, aspra e severa, con
le inconfondibili e particolari sagome
degli Zucchi, che sembrano quasi pugnali
conficcati nel cielo.
Il sentiero ora attraversa la Foce e si
porta sul versante di Gorfigliano. Non
ci sono difficoltà tecniche particolari,
ma serve sempre una certa attenzione, in
quanto in alcuni punti (soprattutto
sotto il Pizzo Maggiore), ci sono
traversi con esposizione non
trascurabile. Il sentiero continua –
sempre segnato – in falsopiano, passando
ora sotto il Pizzo Altare.
Lo sguardo qui è rapito dalla vista del
Passo della Focolaccia, sbassato di
oltre 50 metri da una discutibile e
frenetica attività estrattiva.
Ora il cammino è relativamente più
tranquillo, con esposizione limitata ad
alcuni tratti molto brevi. Giungiamo
sotto Foce di Cardeto che raggiungiamo
risalendo circa 150 metri di dislivello,
fino a congiungerci con i sentieri CAI
178 e 179. La Foce di Cardeto (m. 1680)
è il valico che separa il gruppo degli
Zucchi e del Pisanino dal M. Cavallo.
Scendiamo ora sul versante di Orto di
Donna e svoltiamo a sinistra lungo il
sentiero CAI 179, che – attraversando
una bellissima faggeta posta proprio
alla base del Contrario – ci conduce in
circa 45 minuti al Rifugio Orto di Donna
(m. 1500), inaugurato nel 2003.
(dalla Foce di Cardeto è possibile fare
ritorno più rapidamente verso il
fondovalle della Val Serenaia prendendo
il sentiero CAI 178)
Dal Rifugio si gode di un bel panorama
sul Pisanino e sul Pizzo d’Uccello; da
qui inoltre vediamo bene la cresta della
Bagola percorsa all’andata.
Per tornare al fondovalle percorriamo la
lunga e polverosa strada marmifera che
in circa un’ora scende al rifugio Val
Serenaia.
SENTIERI PERCORSI
Traccia non segnata sulla costola ovest
della Bagola Bianca –
dal
Rifugio Val Serenaia alla vetta del
Pisanino, passando per la Bagola Bianca
Via normale al Pisanino (segni azzurri)
– dalla vetta del Pisanino a Foce di
Cardeto
Sentiero CAI 179
– dalla Foce di Cardeto al Rifugio Orto
di Donna
Strada marmifera
– dal Rifugio Orto di Donna al Rifugio
Val Serenaia
DIFFICOLTA’
Rifugio Val Serenaia – Bagola Bianca –
M.Pisanino: EE+
Traccia non segnata su ripida ed esposta
cresta; passaggio di 1° grado superiore
tra la Bagola Bianca e la vetta del
Pisanino. Fare molta attenzione.
M.
Pisanino – Foce di Cardeto: EE
Questo tratto dell’escursione, pur non
presentando difficoltà particolari,
necessita di una certa attenzione per
alcuni tratti esposti, soprattutto sulla
cresta sud del Pisanino e su un traverso
sotto il Pizzo Maggiore.
Foce
di Cardeto – Rifugio Orto di Donna: E
Lungo
tratto in una bellissima faggeta.
Rifugio Orto di Donna – Rifugio Val
Serenaia: T
Lungo
tratto su strada marmifera.
TEMPI
DI PERCORRENZA
Rifugio Val Serenaia – Bagola Bianca:
2 h
Bagola Bianca – M. Pisanino: 40’
M.
Pisanino – Foce di Cardeto: 1 h 15’
Foce
di Cardeto – Rif. Orto di Donna: 45’
Rifugio Orto di Donna – Rifugio Val
Serenaia: 1 h
DISLIVELLO
1050
metri circa
NOTE
Si sconsiglia
vivamente di percorrere questo
itinerario con condizioni meteorologiche
non ottimali e con il paleo bagnato.
Escursione riservata a escursionisti
esperti e soprattutto abituati
all’infido terreno apuano.
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