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Il tesoro e i fantasmi del castello di Montecastrese |
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Sulle pendici meridionali del monte
Prana, nel Medioevo, si stagliavano
arditi verso il cielo numerosi castelli
posti a difesa delle incursioni dei
feudi e delle consorterie rivali; in
realtà si trattava di veri e propri
paesi fortezza, dei quali oggi rimangono
soltanto mura diroccate e cinte murarie
sepolte dai rovi. Tra questi, si ricorda, in particolare, il castello di Montecastrese situato in un'area scoscesa, su un colle nel versante sud-orientale del monte Prana dove si verificò un cruento combattimento, durante il quale i difensori del castello riuscirono a nascondere un tesoro per sottrarlo ai nemici: si parla di una chioccia con dodici pulcini d'oro che di notte si aggira per i ruderi emettendo fulgidi bagliori. Una volta, diverse persone si proposero di scavare il tesoro. Alcune di loro rimasero a guardia della mulattiera per non far passare nessuno, perchè si dice che durante il movimento in cui vengono pronunciate le parole magiche per liberare il tesoro dal diavolo, qualsiasi intrusione di uomo o animale che sia, interrompe l'incantesimo. Gli uomini cominciarono a scavare, mentre il più anziano pronunciava a voce alta formule strane che leggeva da un libro. Nel mentre che il tesoro veniva alla luce, il cielo si fece buio e cominciò a lampeggiare e tuonare; poi scese la pioggia così forte che pareva voler coprire di fango la buca che gli uomini avevano scavato. Intanto i tuoni si fecero spaventosamente rumorosi che pareva che pareva che il monte Prana volesse spaccarsi in due da un momento all'altro. Il lavoro continuò senza interruzioni, e gia due grosse casse di legno erano venute alla luce, quando uno degli uomini che stava a guardia della strada ebbe pietà di un uomo anziano a cavallo che, tutto fradicio e malato gli aveva insistentemente chiesto di passare per andare a casa dalla moglie inferma. Proprio in quell' istante scoppio un fulmine che acceco quelli che stavano scavando il tesoro vicino alle mura del castello. Poi, come per magia, le due casse si ricoprirono di terra e gli uomini furono spinti verso il muro e , con il volto rivolto verso l'alto, videro una scia di fuoco a forma di cavallo andare a posarsi sulla vetta del monte Prana. Anche oggi, su una roccia che si trova vicino all'entrata di una grotta, si può vedere l'impronta di un cavallo. Vi fu lasciata dalla zampa di quello che apparteneva all'anziano, che era stato fatto passare per pietà, e che altri non era che il diavolo in persona che aveva voluto impedire di prendere il tesoro di Montecastrese. Nei tempi antichi, durante un'incursione nemica, furono uccisi e decapitati i soldati preposti alla guardia della rocca che da allora si aggirano inquieti, lamentandosi fra le rovine del castello . Chi ha avuto la sfortuna di vederli, li ha descritti come alte ombre senza testa, con una fulgida lancia in mano, che camminano in fila come penitenti e svaniscono come vapore alle prime luci dell'alba. Leggenda orale raccolta aCamaiore |