La voce della Tambura

Non solo briganti e malfattori si aggiravano di notte per i versanti a strapiombo e solitari del monte Tambura, ma anche gli streghi, cioè persone in grado di fare sortilegi e malie nei confronti degli esseri umani, trasformarsi in animali, ritrovarsi a balli e feste.
Stanno di notte sui noci come tanti lumini accesi, ma è sufficiente piantare un coltello nella corteccia dell'albero per imprigionarli e proteggersi dal loro potere.
Di notte si potevano trovare ovunque, soprattutto nei luoghi oscuri e solitari e, quando venivano disturbati, potevano anche fare del male.
Per diverso tempo, nelle prime ore della notte, per i boschi del monte Tambura si sentiva una voce lamentosa che si diffondeva per tutta la valle sottostante.
Era una voce triste e profonda che chiedeva insistente: " Per chi è fatta la notte ? ". " Ditimi per chi è fatta la notte? ".
Nessuno riusciva a capire il significato di quella domanda e, pensando che si trattasse di qualche pazzo che vagava nei boschi, non ci prestava più attenzione.
Poi un giorno arrivò in paese un uomo che conosceva bene le abitudini degli streghi e, al sentire quella voce insistente replicò, urlando a squarciagola : " per me , per te e per tutti quelli che devono stare lontani dal sole ".
E così, da quel giorno, nei boschi della Tambura non si senti più la voce lamentosa e tutti furono concordi nel credere che appartenesse allo spettro di uno strego condannato a vagare inquieto per le balze scoscese del monte Tambura.
Leggenda orale raccolta fra Vagli e Gorfigliano