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22 agosto 2009
Siamo
nelle Apuane massesi, le più selvagge,
le più aspre, le più segnate dalle
cicatrici delle vie di lizza…le Apuane
più apuane in una parola!
Iniziamo da Resceto, piccolo borgo
accucciato sotto l’enorme mole della
Tambura, che in un tempo non lontano -
ma allo stesso tempo lontanissimo – era
un centro nevralgico per l’escavazione
nel massese: qui confluivano infatti
numerose lizze (Padulello, Mandriola,
Focolaccia, Gruzze, Pizzone, ecc.),
questo era il luogo di primo approdo dei
marmi.
Ed
è proprio da una via di lizza che ha
inizio la nostra escursione…
La scarpinata odierna inizia da Resceto
(m.485), facilmente raggiungibile da
Massa. Il borgo, sviluppatosi con
l’apertura della settecentesca Via
Vandelli e con l’escavazione marmifera,
è incassato nel fondovalle, dominato da
una corona di montagne aspre e rocciose.
Lasciamo la macchina nella piazzetta
posta al termine del paese e imbocchiamo
la Vandelli (sentiero CAI 35), strada
costruita tra il 1738 e il 1751 che
metteva in comunicazione i Ducati di
Massa e Modena.
Percorriamo la via
per una ventina di minuti, superiamo la
Casa del Fondo (m.627) e – poco prima
del ponticello in ferro della Vandelli –
svoltiamo decisamente a sinistra
imboccando il sentiero CAI 166 che
percorre l’evidente via di lizza della
Focolaccia, che si sviluppa sul versante
orografico sinistro dell’orrido Canal
Fecoraccia. Una via che “pur non
essendo la prima (..) né per dislivello
né per pendenza, (..) rappresenta un po’
il simbolo della lizzatura nel massese:
essa richiedeva ben tre giornate di
lavoro per far discendere la carica, e
usurava talmente i materiali che
raramente si riusciva a utilizzare le
stesse lizze per più di due discese
(..). Anche se altre lizze hanno maggior
lunghezza e pendenze più violente, poche
hanno un’esposizione su dirupi costante
come quella della lizza della Focolaccia.
(..) Tutto il percorso di questa lizza è
costruito a massicciata sul fianco del
canale ed affacciato sul pendio: abbiamo
raccolto da alcuni ex lizzatori
rescetini la testimonianza di un
incidente, fortunatamente senza
conseguenze mortali, accaduto quasi al
termine di una lizzatura su questo
percorso per il franamento della
muratura a secco sotto il peso della
carica di marmo” (dal bellissimo
libro “Le strade dimenticate” di
F.Bradley – E.Medda, Poliedizioni,
Massa).
Bene, dopo questa parentesi, torniamo a
noi. Dopo pochi metri, dal 166 si stacca
a sinistra il sentiero CAI 166 bis che
va a raggiungere la celebre lizza del
Padulello; noi invece continuiamo a
dritto lungo il 166 salendo
faticosamente la lizza che nella parte
più bassa è ottimamente conservata ed è
caratterizzata dalla presenza di
numerosi fori da piro e da rocce segnate
indelebilmente dallo scorrere dei cavi
di acciaio.
Proseguiamo lungo la lizza sino a che
questa sembra perdersi nel canale (si
trova un bivio: a destra si stacca il
sentiero CAI 163 che va a ricongiungersi
con la Vandelli passando per le miniere
di ferro) travolta dai detriti delle
cave Magnani; a questo punto – siamo a
circa 1000 mslm - un provvidenziale
sentierino ci aiuta a superare le ultime
asperità e si addentra in un valloncello
di nuda roccia intramezzata a paleo sino
a raggiungere un edifico di cava di
colore verde posto a quota 1358. Qui
termina la via di lizza e ora dobbiamo
continuare sino al Passo della
Focolaccia per strada marmifera.
Giungiamo finalmente al Passo (m.1642),
dove la frenetica attività di una cava
tutt’ora attiva ha prodotto, e sta
producendo, danni ambientali
irreversibili con – tra l’altro – uno
sbassamento della cresta di circa 50
metri.
Ci riposiamo allo storico Bivacco Aronte,
l’ultracentenario rifugio inaugurato nel
1902, e dopo essersi un po’ rifocillati
puntiamo decisamente alla bel visibile
Forcella di Porta seguendo tracce di
sentiero (CAI 167) che iniziano dal
retro dell’Aronte.
Dalla Forcella (m.1747) il panorama si
apre sul Canal Cerignano e sul Vallone
degli Alberghi, oltre 1000 metri sotto
di noi. Proseguiamo lungo il sentiero
CAI 167 (fare attenzione, traccia che
sembra perdersi tra il paleo,
segnaletica quasi del tutto assente) che
costeggia il versante occidentale del
Cavallo. Seguiamo in falsopiano il
sentiero per 15/20 minuti sino a che –
all’altezza della dorsale che scende
dalla quota 1872 del Cavallo – il 167
inizia a perdere decisamente quota. Qui
dobbiamo abbandonare la traccia e
svoltare decisamente a destra per ripido
ma relativamente agevole pendio di paleo
(presenti tracce di tanto in tanto),
puntando l’evidente insellatura tra la
quota 1872 e la quota 1850 del Cavallo.
In questo tratto il percorso non
presenta difficoltà particolari anche se
il cammino è malagevole per il paleo che
spesso cela buche e buchette…fare
attenzione quindi. Non è difficile
perdere la traccia, nel caso puntare la
sella scegliendo di volta in volta il
percorso migliore.
Finalmente raggiungiamo la cresta della
montagna (molto esposta soprattutto
verso la Garfagnana), con vista
impressionante sulla sottostante Cava
della Focolaccia.
D’ora in poi serve molta attenzione,
perché è vietato scivolare. Dalla
selletta svoltiamo a sinistra (seguendo
la cresta) ed iniziamo a salire la quota
1872 del Cavallo, l’esposizione è
costante (anche se – tenendoci
leggermente lato mare – non abbiamo mai
la sensazione di vuoto opprimente) e la
cresta è costituita da lastroni
inclinati che tendono a sgretolarsi.
Raggiungiamo quota 1872 da dove abbiamo
una bellissima visuale sulle gobbe
successive. Ora serve davvero massima
attenzione: per proseguire infatti
dobbiamo scendere – lato Garfagnana -
dalla quota 1874 con breve percorso
molto esposto e delicato (terreno
friabile misto di roccette instabili,
paleo e terriccio - I° grado).
Siamo ad un’altra selletta a quota 1845.
Ora dobbiamo salire (sempre con grande
attenzione) la quota 1870 e scendere
nuovamente ad un’altra sella posta a
quota 1850 circa. Siamo ora ai piedi
della gobba principale del Cavallo che
saliamo con attenzione ma senza
eccessive difficoltà. Finalmente siamo
in vetta, l’emozione è grande visto che
era da molto tempo che avevamo in
programma il raggiungimento di questa
cima (m.1895).
Da qui è bellissimo il Pisanino, che
sembra davvero un sovrano, così come
favolosa è la vista sulla Carcaraia, il
versante settentrionale della materna
Tambura; colpisce anche la vista della
Forbice e del Grondilice che degradano
ripidamente verso gli Alberghi con
lastroni e placche quasi bianche.
L’impressione è quella che il Cavallo
condensi in sé tutte le bellezze e le
insidie delle nostre Apuane…inoltre il
susseguirsi delle gobbe ha un qualcosa
di austero e sinistro (soprattutto
quando c’è nebbia probabilmente).
Dopo una sana sosta ristoratrice ci
incamminiamo nuovamente verso il Passo
della Focolaccia che raggiungiamo
percorrendo lo stesso percorso
dell’andata (valgono le stesse
raccomandazioni, anche se al ritorno il
passaggio delicato precedentemente
descritto si percorre in salita e quindi
con minore difficoltà).
Dal Passo
della Focolaccia è possibile fare
ritorno a Resceto percorrendo il
tracciato dell’andata (sentiero CAI 166)
o scendendo dalla lizza del Padulello
(sentiero CAI 166 bis).
Giunti al Passo guadagniamo la cresta
nord-ovest della Tambura, percorsa dal
sentiero CAI 148. La salita non è
problematica, in quanto la cresta è
abbastanza ampia (fare comunque
attenzione ai tanti sassi smossi).
Dopo 45’ di cammino dal Passo giungiamo
sulla vetta della Tambura (m.1890) da
cui si gode uno splendido panorama sulle
vette circostanti. La Tambura è davvero
una montagna mastodontica…sembra quasi
che sia lei a sostenere da sola il peso
della parte settentrionale della
catena. Ripartiamo quindi alla
volta di Resceto percorrendo senza
difficoltà la cresta sud della montagna
sino a Passo Tambura (m.1620 – 40’ dalla
vetta).
Da qui scendendo una cinquantina di
metri sul versante di Arnetola, è
possibile fare rifornimento di acqua
(loc. Casone, m.1565).
Dal Passo scendiamo verso Resceto
seguendo la Vandelli (sentiero CAI 35) e
dopo aver superato la Finestra Vandelli,
da cui in 5 minuti è possibile arrivare
al Rifugio Conti, giungiamo stanchi ma
soddisfatti a Resceto, dove ci
intratteniamo per una mezz’ora buona a
parlare con un gentilissimo pastore, ex
cavatore e lizzatore, che ci racconta di
epiche cariche di marmo portate a valle
e delle fatiche del tempo che fu.
ITINERARIO
Resceto (m.485) – Via Vandelli (sentiero
CAI 35) – Casa del Fondo (m.627) – Lizza
della Focolaccia (sentiero CAI 166) –
bivio sentiero 166 bis – bivio sentiero
163 – Cava Magnani (m.1352) – Passo
della Focolaccia (m.1642) – Bivacco
Aronte – sentiero CAI 167 – Forcella di
Porta (m.1747) – sella tra la quota 1851
e la quota 1872 – quota 1872 – quota
1870 – M.Cavallo (m.1895) – quota 1870 –
quota 1872 – sella tra quota 1851 e
quota 1872 - sentiero CAI 167 – Forcella
di Porta (m.1747) – Bivacco Aronte –
Passo della Focolaccia (m.1642) –
sentiero CAI 148 – cresta nord-ovest
della Tambura – M.Tambura (m.1890) –
Passo Tambura (m.1620) – Via Vandelli
(sentiero CAI 35) – Casa del Fondo
(m.627) – Resceto (m.485)
SENTIERI PERCORSI
Via Vandelli (sentiero CAI 35)
– da Resceto all’innesto del sentiero
CAI 166
Lizza della Focolaccia o Lizza Magnani
(sentiero CAI 166)
– dall’innesto con la Via Vandelli alla
Cava Magnani
Strada marmifera
– dalla Cava Magnani al Passo della
Focolaccia
Sentiero CAI 167
– dal Passo della Focolaccia al versante
occidentale del Cavallo
Tracce di sentiero
– dal sentiero CAI 167 alla vetta del
Cavallo
(stesso percorso per tornare al Passo
della Focolaccia)
Cresta della Tambura (sentiero CAI 148)
– dal Passo della Focolaccia al Passo
Tambura passando per il M.Tambura
Via Vandelli (sentiero CAI 35)
– da Passo Tambura a Resceto
DIFFICOLTA’
Resceto – Lizza della Focolaccia – Passo
della Focolaccia – Forcella di Porta: EE
Il
percorso non presenta tratti
particolarmente esposti, ma il forte
dislivello (circa 1250 metri), il
percorso talvolta malagevole e la
ripidezza dei versante richiedono ottimo
allenamento e un minimo di attenzione.
Forcella di Porta – M.Cavallo (e
ritorno): EE+
La
salita al Cavallo richiede attenzione
per l’esposizione, il terreno friabile,
gli infidi lastroni inclinati e
l’onnipresente paleo apuano.
Può
essere molto utile portare corda,
cordini, moschettoni e imbraco per
eventuali assicurazioni da usare nella
discesa dalla quota 1872.
Non
intraprendere la salita al Cavallo con
scarsa visibilità e con minaccia di
pioggia; evitare di salire se il terreno
non è ben asciutto.
Forcella di Porta – Passo della
Focolaccia – M.Tambura – Passo Tambura:
EE
Il
percorso non presenta tratti esposti, un
minimo di attenzione sulla cresta della
Tambura.
Passo
Tambura – Via Vandelli – Resceto: E
Lungo
tratto sull’ampia Via Vandelli.
TEMPI
DI PERCORRENZA
Resceto – Lizza della Focolaccia – Passo
della Focolaccia:
2 h
45’
Passo
della Focolaccia – Forcella di Porta:
15’
Forcella di Porta – M.Cavallo:
1 h
M.Cavallo – Forcella di Porta:
50’
Forcella di Porta – Passo della
Focolaccia:
10’
Passo
della Focolaccia – M.Tambura:
45’
M.Tambura – Passo Tambura:
40’
Passo
Tambura – Resceto:
2 h
DISLIVELLO
1750
metri circa
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