Monte Folgorito e Monte Carchio da Seravezza

Album Fotografico

3/2/2007
23/9/2007

Il Folgorito e il Carchio sono due vette minori delle Apuane, che però, come spesso accade, regalano panorami e paesaggi veramente interessanti.
Queste due montagne racchiudono molte peculiarità della nostra catena: se il Folgorito con i suoi ginepri ed i suoi pini ci fa capire che il mare è veramente a due passi, il Carchio con le sue rocce e la devastazione delle cave ci ricorda il duro cuore di marmo delle Apuane…montagne mediterranee ma anche alpine.
Carchio e Folgorito rivestono anche un’importanza storica, visto che da qui transitava la Linea Gotica - bastione difensivo costruito dai tedeschi - lungo cui correva il fronte di guerra in Italia durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale: a nord erano attestate le forze dell'asse ovvero la Wehrmacht ed i militari della RSI, a sud gli alleati angloamericani.
La linea tagliava in due la penisola italiana da Massa-Carrara a Pesaro e si estendeva per una lunghezza di 320 km.
La Linea Gotica passava anche dal M.Folgorito: infatti nell’area di vetta si trovano una trincea con due ricoveri e due bunker. In generale, nella zona, i resti di trincee tedesche appartenenti alla Linea sono numerosi e spesso in buono stato di conservazione.
Il 5 aprile del 1945, proprio nella zona del M.Folgorito, la fanteria angloamericana guidata dalla formazione partigiana dei Patrioti Apuani sorprese i soldati tedeschi del generale Otto Fretter Pico, aprendo così il primo varco sul settore occidentale della Linea Gotica e dando avvio alla liberazione apuana.

Il nostro itinerario inizia da Seravezza (m. 50), vera e propria porta d’ingresso versiliese delle Apuane. Immediatamente prima del ponte rinforzato in ferro sul Fiume Versilia (alle porte del paese), dobbiamo girare a sinistra, costeggiando il Versilia stesso e quindi il Serra. Superiamo alcune case (il fiume rimane sempre alla nostra destra), e dopo circa 1-2 km incontriamo sulla sinistra un ripido stradello in cemento (100-150 metri prima del cartello che segnala l’abitato di Riomagno): è l’inizio, non segnalato, del sentiero CAI 140 che dobbiamo prendere.
Il sentiero, in questo primo tratto “cementificato”, costeggia alcune case, poi, con numerose risvolte, si inoltra nel bosco. Siamo ora su una mulattiera magnificamente conservata, che con diversi tornanti risale le pendici del M.Canala.
Il cammino si svolge sul versante nord del monte e spesso il fondo dell’ampia mulattiera risulta umido e scivoloso. Finalmente raggiungiamo l’ampia cresta boscosa del M.Canala e l’occhio, ormai abituato all’ambiente un po’ cupo del versante di Seravezza, può ammirare il luminoso panorama che si apre su tutta la costa versiliese: è passata circa un’ora da quando siamo partiti dal fondovalle del Serra.
Qui, sempre seguendo la linea di cresta (presente traliccio), dobbiamo svoltare a destra (da sinistra proviene la mulattiera che parte da Ripa), seguendo ancora il sentiero 140. Il sentiero è in questo tratto ancora più spettacolare ed attraversa pini e ginepri, classiche piante mediterranee.
Giungiamo quindi al minuscolo borgo di Cerreta San Nicola (m. 574), proprio alle pendici del Folgorito. Sono presenti alcune case, qualche animale ed alcuni vecchi terrazzamenti. Molto bella è la chiesetta da cui è possibile ammirare un ampio panorama sulla costa. Anche qui, come a Puntato o a Campanice, si respira un’aria d’altri tempi.
Continuiamo il cammino sul sentiero 140, fino a che incontriamo un bivio: possiamo imboccare il 140 bis che ci permette di tagliare i tornanti dello stradello che arriva quasi in vetta al Folgorito oppure possiamo continuare il cammino sul sentiero 140 percorrendo la stradina sterrata…noi abbiamo optato per il 140 bis (non segnalato sulle carte).
La salita si fa ripida e pian piano il panorama si apre sulle sorelle maggiori apuane; affascinante è la vista dell’immenso versante marino dell’Altissimo, solcato da vie marmifere e vecchi sentieri di cava, enormi cicatrici che ci fanno amare ancora di più la montagna di Michelangelo.
Il 140 bis si ricongiunge quindi con lo stradello (CAI 140) che seguiamo fino ad arrivare alla base della cuspide sommitale del Folgorito (sulla sinistra visibile la Baita Garibaldi). Nel punto in cui il sentiero oltrepassa la vetta sulla sinistra noi dobbiamo girare a destra seguendo un’evidente traccia che tra ginepri (pungono parecchio!) ed altre piante mediterranee ci conduce il vetta al Folgorito (m. 911), dove è presente una grossa croce. Sono passate circa due ore e mezzo da quando siamo partiti da Seravezza ed il panorama è veramente notevole: la costa, da La Spezia a Livorno, è sotto di noi, mentre alle nostre spalle le maggiori cime delle Apuane – dal Sagro al Gabberi – sembrano quasi abbracciarsi per formare un’infinita corona di montagne.
Dopo un meritato riposo ripartiamo, oltrepassando la vetta del Folgorito (discesa molto ripida), scendiamo verso una selletta dove è presente un cippo in marmo a ricordarci che da qui passava la Linea Gotica. Oltrepassiamo la sella e continuiamo – tra ginepri e rocce – sulla panoramica cresta in direzione Carchio. Il sentiero (non segnato sulle carte) abbandona la cresta e scendendo a sinistra sul versante di Montignoso si allaccia alla via marmifera che costeggia l’aspro versante marino del Carchio. Oltrepassiamo un vecchio ravaneto, alcune case (località Pasquilio – m. 826) e al primo bivio che incontriamo svoltiamo a destra sulla marmifera per le vecchie cave sommitali del Carchio. Attraversiamo un bosco devastato da una tempesta di tramontana scatenatasi nell’aprile 2005 e quindi sfioriamo il Rifugio Alleluia del Comune di Montignoso (solitamente chiuso). Siamo proprio ai piedi del Carchio che raggiungiamo grazie alla comoda marmifera in ambiente lunare, molto apuano.
Il paesaggio che ci accoglie è veramente desolante: il Carchio è praticamente una “ex montagna”…il piazzale di cava è quasi sulla vetta (le cave sono ormai abbandonate) ed è “popolato” da giganteschi ripetitori.
A questo punto il cammino si fa malagevole su detriti di marmo instabili; serve quindi una certa attenzione. Dobbiamo proseguire “ad occhio”, senza una via precisa, verso la punta del Carchio, ridotta ormai ad uno sconfortante cumulo di macerie. Passiamo vicino ad un rudere che lasciamo alla nostra sinistra (attenzione: brevissimo tratto esposto) e quindi bypassando la cima che rimane alla nostra destra, la saliamo dal versante nord. Siamo in vetta al Carchio? Forse no, visto che a poche metri vediamo ergersi un'altra cima anch’essa dilaniata dalle cave. Con molta attenzione scendiamo, e seguendo la via di salita che ci sembra più congeniale (rimanere sempre sul versante nord-ovest), raggiungiamo la seconda vetta (Carchio est), facendo attenzione ai sassi instabili ed all’esposizione che in qualche punto è notevole.
Dalla vetta del Carchio (m. 1078) il panorama è, come sempre, incantevole, ma l’occhio è rapito dalla completa devastazione di questo angolo di Apuane: i ravaneti sono onnipresenti e la montagna è completamente “rosicchiata” in ogni suo anfratto più nascosto.
Facendo molta attenzione scendiamo dalla vetta e raggiungiamo nuovamente il piazzale di cava con i ripetitori. 

Il ritorno avviene per la stessa via di salita. E’ comunque possibile evitare la cresta e la vetta del Folgorito percorrendo per intero la strada marmifera e quindi lo stradello sterrato. 

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ITINERARIO

Seravezza (m. 50) – sentiero CAI 140 – Cerreta San Nicola (m. 574) – sentiero CAI 140 bis – sentiero CAI 140 – bivio con il sentiero per il Folgorito – M.Folgorito (m. 911) – sella con lapide di marmo – cresta nord del Folgorito (Linea Gotica) – innesto con strada marmifera – Pasquilio (m. 826) - bivio con strada marmifera per il M.Carchio – Rif. Alleluia – piazzale di cava del M.Carchio – M.Carchio “ovest” – M. Carchio “est” (m. 1078) – piazzale di cava del M.Carchio – strada marmifera – Pasquilio (m. 826) - bivio con strada marmifera – sentiero CAI 140 – Cerreta San Nicola – Seravezza (m. 50) 

SENTIERI PERCORSI

Sentiero CAI 140 - da Seravezza a Cerreta San Nicola

Sentiero CAI 140 bis (non segnalato sulle carte) – da Cerreta San Nicola all’innesto con stradina sterrata

Sentiero CAI 140 – dalla stradina sterrata alla base del cono del Folgorito

Sentiero che conduce in vetta al Folgorito – dallo stradello alla vetta

Sentiero segnato (non sulle carte) che corre sulla cresta nord del Foltorito – dalla vetta all’innesto sulla strada marmifera, passando per la sella con la lapide di marmo

Strada marmifera – dall’innesto con il sentiero di cresta al bivio (località Pasquilio) con la marmifera per le cave sommitali del Carchio

Strada marmifera per le cave del Carchio – dal bivio con l’altra marmifera al piazzale di cava (presenti ripetitori), passando per il Rif. Alleluia

Traccia non segnata e malagevole per le due vette del Carchio – dal piazzale di cava del Carchio al M.Carchio 

 

DIFFICOLTA’

L’escursione non presenta particolari difficoltà (E) se non nel tratto che va dal piazzale di cava del Carchio alla vetta del Carchio stesso. In questo punto cumuli detritici instabili, un po’ di esposizione ed un paio di passaggi in cui è richiesto l’uso delle mani impongono una certa attenzione (EE). 

 

DISLIVELLO

Circa 1100 metri 

 

TEMPI DI PERCORRENZA

Seravezza – Cerreta San Nicola: 1 h 30’

Cerreta San Nicola – M. Folgorito: 50’

M- Folgorito – Rif. Alleluia: 1 h

Rif. Alleluia – M. Carchio “ovest”: 30’

M.Carchio “ovest” – M. Carchio “est”: 10’

M. Carchio “est”– Seravezza: 3 h