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5 giugno 2010
Vista dalla Tambura
appare come un semplice prolungamento
della cresta; vista dal Pisanino sembra
un informe “cassettone” di proprietà
della Tambura…ma è da Campocatino che la
Roccandagia dà il meglio di sé.
Osservata da questo pittoresco
insediamento pastorale appare come una
montagna squisitamente dolomitica, con
una parete quasi verticale che incombe
per 700 metri sull’anfiteatro morenico
ai bordi del quale sono costruiti i
caselli in pietra dei pastori.
E’ una montagna talvolta dimenticata la
Roccandagia, forse per l’accesso non
elementare da qualunque versante si
scelga di salirla.
La via normale di salita si snoda sulla
cresta sud-ovest, mentre l’itinerario
odierno percorre l’impegnativo e
ripidissimo Canale di San Viano, che
deve il suo nome dall’omonimo eremo
posto proprio alla sua base.
Il nostro itinerario inizia dalla
pittoresca località di Campocatino (m.
1000), facilmente raggiungibile da Vagli
o da Gorfigliano.
Dopo aver pagato un pedaggio di 2 euro,
lasciamo la macchina in un piccolo
spiazzo posto all’inizio
dell’insediamento pastorale.
Sono le 7.30 di una limpida mattinata di
inizio estate e la luce tagliente del
primo sole illumina le vecchie casette
dei pastori, quasi tutte ristrutturate.
E’ un luogo molto suggestivo Campocatino,
una conca di origine glaciale posta
proprio alla base della Roccandagia,
vetta che vista da qui proprio nulla ha
da invidiare a una cima dolomitica.
Da Campocatino partono due sentieri: uno
(il CAI 177) conduce verso il Passo
della Focolaccia, l’altro, il 147, verso
la Via Vandelli.
Noi imbocchiamo a sinistra il 147
(presenti segnalazioni) risalendo il
bordo della morena glaciale e
inoltrandoci in una bella faggeta
trafitta dalle prime luci della mattina.
Il sentiero in questo primo tratto
ricalca in parte uno stradello di
servizio per un ripetitore, poi si
inoltra nel bosco sino a raggiungere in
leggera salita un bivio: a sinistra una
traccia procede verso l’Eremo di San
Viano, mentre noi continuiamo a destra
lungo il 147. Dopo aver superato
una dorsale che scende dalla Roccandagia,
attraversiamo il primo impluvio di un
canale (sassi smossi attraversano il
sentiero), circa 50 metri prima di una
vecchia staccionata.
In questo punto abbiamo abbandonato il
sentiero CAI 147, svoltando decisamente
a destra per risalire faticosamente
questo canale, in questo primo tratto
nel bosco.
Siamo risaliti per circa 70 metri sino a
che abbiamo incontrato una traccia che
abbiamo seguito verso sinistra per circa
5 minuti (tratto pianeggiante nel bosco)
sino ad arrivare ad un altro evidente
impluvio, caratterizzato da bosco assai
più rado.
Giunti a questo punto abbiamo
abbandonato la traccia iniziando a
risalire sino ad uscire finalmente dal
bosco. Di fronte a noi si è svelata la
Roccandagia, che da qui appare come un
castello inespugnabile…ce la faremo a
raggiungere la vetta? Ci siamo chiesti…
(annotazione: forse abbiamo abbandonato
il sentiero CAI 147 troppo presto.
Probabilmente è possibile abbandonare il
sentiero segnato alcuni metri dopo la
staccionata precedentemente citata)
Da questo punto in poi iniziano le
difficoltà. Il lungo Canale di San Viano
è caratterizzato da 6/7 impegnativi
salti di roccia di circa 8-10 metri
l’uno. Alcuni risalti sono affrontabili
frontalmente, altri invece costringono a
giri viziosi non sempre semplici
(esposizione e terreno friabile).
Continuiamo la salita nel mezzo del
canale, stando attenti a procedere
affiancati (quando possibile) o comunque
molto vicini per evitare pericolose
cadute di sassi.
Le difficoltà maggiori si incontrano
nella parte superiore del canale (ma
anche nella parte inferiore si deve
superare un risalto piuttosto
impegnativo), quando la pendenza aumenta
considerevolmente, e con essa
l’esposizione. Il salto più difficile da
superare è il penultimo, aggirabile
sulla sinistra a prezzo di un traverso
molto esposto e malagevole.
Il silenzio dentro il canale è irreale,
ed è rotto solo dalle “voci” di alcuni
uccelli che volteggiano sopra la
Roccandagia e dal rumore del vento che
si insinua tra le rocce.
Possiamo dire che quasi tutto il canale
presenta difficoltà di 1° grado, con
l’eccezione di un paio di risalti
rocciosi, probabilmente classificabili
con un 2° grado.
Ci giriamo verso valle e ci rendiamo
conto dell’estrema ripidezza del
canale…laggiù sotto di noi la Valle
Arnetola appare piccolissima, mentre
l’enorme Cava Pallerina vista da quassù
sembra una semplice macchia bianca
sull’omonimo monte.
Superato l’ultimo impegnativo salto,
rimangono da percorrere (presenti
chiodi) gli ultimi metri del Canale,
caratterizzati dalla presenza di paleo e
roccette smosse.
Ma intravediamo la cresta e finalmente
giungiamo alla selletta che separa la
Penna di Campocatino (m. 1700, sulla
nostra destra) dalla vetta vera e
propria della Roccandagia.
Che soddisfazione l’arrivo a questa
selletta, sembra quasi di affacciarsi
dal finestrino di un aereo: appare la
piana di Gorfigliano, mentre dietro di
noi il canale appena percorso mostra
tutta la sua ripidezza.
Giunti alla sella svoltiamo
decisamente a sinistra percorrendo
l’aerea ed esposta cresta della
Roccandagia. In alcuni punti
l’esposizione è veramente sostenuta
(spesso il versante che guarda la
Carcaraia risulta essere strapiombante,
in modo che non se ne vede la fine), ma
fortunatamente gli appigli non mancano
(saggiare sempre le rocce prima di
affidargli la nostra vita!).
La cresta è caratterizzata dalla
presenza di tanti massi aguzzi, e il più
alto risulta essere la cima vera e
propria della Roccandagia (m. 1717).
Finalmente siamo arrivati in vetta, che
soddisfazione! Il panorama è molto bello
e per certi versi inedito: a dominare la
scena è la materna Tambura, che con la
tormentata e grassa Carcaraia, ricorda
quasi una di quelle donne dei film di
Fellini, dalle enormi tette.
Se la Tambura è materna, il Pisanino è
invece – visto dalla Roccandagia – più
severo che mai, con i suoi tratti aguzzi
e spigolosi.
Dopo una sana sosta ristoratrice, sia
per il fisico che per la mente,
riprendiamo il nostro cammino
proseguendo lungo la cresta sud-ovest
della montagna che nel primo tratto è
pressoché pianeggiante (attenzione
all’esposizione).
Successivamente la cresta si abbassa
considerevolmente e – seppur il tratto
di discesa sia molto ripido – le
difficoltà sono minori di quanto si
possa immaginare. Certo, si tratta
sempre di un tratto piuttosto esposto,
con la roccia che tende a sgretolarsi,
quindi l’attenzione deve essere massima.
Giungiamo quindi nei pressi della Sella
Roccandagia (m. 1630), dove è necessario
superare un breve tratto (circa 40
metri) di cresta pianeggiante ma molto
molto esposta (conviene traversare
stando leggermente sul versante di
Arnetola).
Superato questo tratto le difficoltà
diminuiscono e abbandoniamo la cresta
scendendo sulla destra (versante
Carcaraia).
Seppur la discesa sia malagevole (paleo
e roccette smosse), le difficoltà sono
pressoché nulle in questo tratto di
sentiero.
Dopo una discesa di circa 45 minuti
dalla Sella, ci innestiamo sul sentiero
CAI 177 che collega Campocatino al Passo
della Focolaccia.
Noi svoltiamo verso destra e – dopo aver
oltrepassato alcuni tratti attrezzati –
giungiamo al Passo Tombaccia (m.1350),
che separa l’omonimo monte dalla cresta
della Roccandagia. Continuiamo in
leggera discesa (attenzione, seppur si
dipani nel bosco, il sentiero risulta
essere un po’ esposto in alcuni tratti)
sino a raggiungere le praterie di
Campocatino con le incantevoli casette
dei pastori.
SENTIERI PERCORSI
Sentiero CAI 147 –
da
Campocatino al Canale di San Viano
Traccia non segnata
– dall’innesto con il sentiero CAI 147
all’innesto con il sentiero CAI 177,
passando per il Canale di San Viano, per
la vetta della Roccandagia e per la
Sella Roccandagia.
Sentiero CAI 177
– dall’innesto con la traccia di cui al
punto precedente a Campocatino
DIFFICOLTA’
Campocatino – sentiero CAI 147 – innesto
Canale di San Viano: E
Il
sentiero non presenta difficoltà.
Attraversamento di una bella faggeta.
Innesto Canale di San Viano – Canale di
San Viano – selletta tra Penna di
Campocatino e Roccandagia: EE+
Tratto molto impegnativo su terreno
tipicamente apuano. Canale molto ripido
e caratterizzato dalla presenza di salti
rocciosi; difficoltà costanti di 1°
grado con punte di 2° grado su un paio
di risalti.
Selletta tra Penna di Campocatino e
Roccandagia – M. Roccandagia – Sella
Roccandagia: EE+
Tratto abbastanza lungo su cresta molto
esposta
Sella
Roccandagia – innesto sentiero CAI 177:
E
Non
ci sono difficoltà particolari, ma la
mancanza di segnali e la presenza di
roccette impongono comunque un minimo di
attenzione.
Innesto sentiero CAI 177 – Passo
Tombaccia – Campocatino: EE
Non
ci sono particolari difficoltà, ma la
presenza di alcuni punti esposti (oggi
attrezzati), impongono una certa
attenzione.
TEMPI
DI PERCORRENZA
Campocatino – punto di abbandono del
sentiero CAI 147: 35’
Punto
di abbandono del sentiero CAI 147 –
Canale di San Viano – M. Roccandagia:
2 h 20’
M.
Roccandagia – Sella Roccandagia: 25’
Sella
Roccandagia – innesto sentiero CAI 177:
45’
Innesto sentiero CAI 177 – Passo
Tombaccia – Campocatino: 1 h 15’
DISLIVELLO
750
metri circa
NOTE
Si sconsiglia
vivamente di percorrere questo
itinerario con condizioni meteorologiche
non ottimali e con il paleo bagnato.
Escursione riservata a escursionisti
esperti e soprattutto abituati
all’infido terreno apuano.
Necessario un casco
per percorrere il Canale di San Viano.
Escursione non
impegnativa dal punto di vista fisico
(circa 750 metri di dislivello), ma che
richiede un certo “allenamento mentale”
all’esposizione e all’infido terreno
apuano.
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