Monte Roccandagia da Campocatino ( cresta sud-ovest )

Album fotografico

1 agosto 2009

La Roccandagia è la montagna di Campocatino. Vista da questa località pare essere una vetta dolomitica, approdata – chissà come e perché – a due passi dal Tirreno: la sua parete domina la conca glaciale dell’alpeggio, dove il grigio dei vecchi caselli dei pastori si integra alla perfezione con l’ambiente circostante.
E’ una montagna molto suggestiva, la cui salita richiede però una certa attenzione e una confidenza con il vuoto e con gli infidi terreni apuani.
Il nostro itinerario inizia Campocatino (m.1000 circa), facilmente raggiungibile da Vagli.

Dopo aver pagato un pedaggio di 2 Euro, lasciamo la macchina in uno spiazzo poco prima dell’alpeggio e iniziamo la nostra escursione.
Sono le 7.30 di una limpida mattina d’estate e i primi raggi del sole conferiscono all’ambiente colori veramente suggestivi. Campocatino è senza dubbio uno dei luoghi più "magici" delle Apuane…sembra finto da tanto che è bello!
Inebriati da cotanta bellezza, diamo uno sguardo alla nostra meta – la Roccandagia – che da qui si mostra in tutta la sua bellezza e possenza.Poco prima del grande prato, al cui centro è posta una chiesetta, svoltiamo a destra e imbocchiamo il sentiero CAI 177 che percorre la dorsale nord che chiude la conca glaciale di Campocatino. In leggera salita, tra prati e lamponi, guadagniamo leggermente quota e ci inoltriamo in un bel bosco di faggi.
Proseguiamo senza particolari difficoltà (attenzione però all’esposizione "mascherata" dalla presenza degli alberi) lungo il sentiero fino a giungere – in circa 45 minuti – al Passo Tombaccia (m.1350) dove la vista si apre sul Pisanino, che da qui appare più severo e arcigno che mai e sulla Carcaraia, il tormentato versante nord della Tambura, la montagna più monumentale e materna delle Apuane.
Il sentiero prosegue in quota superando alcune fasce rocciose su terreno abbastanza accidentato. Non bisogna sottovalutare questo tratto di sentiero, soprattutto con roccia bagnata o con presenza di foglie secche. Comunque i tratti più difficoltosi sono stati recentemente attrezzati con un cavo metallico.
Attraversiamo un canale (tratto esposto, presente un cavo) e proseguiamo tra faggi spettacolari (alcuni dei quali secolari e con radici commoventi) sino a traversare un altro impluvio meno marcato.
Ora dobbiamo prestare attenzione, perché – passato il secondo impluvio – dobbiamo – dopo pochi minuti e dopo aver attraversato un ravaneto naturale – abbandonare il sentiero CAI 177 e svoltare decisamente a sinistra (quota m. 1400 circa).
L’inizio della traccia (abbastanza visibile) è contrassegnata da un ometto che noi abbiamo provveduto a rinforzare. Comunque conviene prendere come riferimento la Sella Roccandagia, da qui già visibile: non ci si può sbagliare in quanto la Sella è costituita da un muraglione di roccia a destra della quale è posto una specie di scivolo erboso e un torrione. Con buona visibilità prendere questo punto di riferimento (con nubi basse qualche problema in più potrebbe sorgere).
La traccia dapprima procede in una sorta di canale, quindi sbuca in un pianoro alla cui destra sembra esserci un vecchissimo saggio di cava e un poco visibile rudere.
Giunti a questo ampio pianoro, conviene piegare a sinistra (grosso ometto), per superare un risalto roccioso.
Alzando gli occhi verso sinistra lo sguardo è rapito dalle spettacolari placche roccandagesche che terminano nella severa e temibile cresta del Grondalo, facilmente riconoscibile per la sua forma a ferro da stiro.
Proseguiamo ora senza traccia precisa prendendo sempre come punto di riferimento la Sella Roccandagia che finalmente raggiungiamo percorrendo – negli ultimi metri – una sorta di scivolo erboso che sta alla sua destra.
Il tratto di sentiero percorso è appena segnalato e si svolge su terreno accidentato, ma non presenta particolari difficoltà.
Dalla Sella Roccandagia (m.1630 circa) il panorama è veramente spettacolare, ma ancor più impressionante è la vista della cresta sud della Roccandagia che da qui sembra veramente inespugnabile!
Da questo punto iniziano le difficoltà. Dapprima dobbiamo percorrere per una quarantina di metri una cresta piuttosto affilata ed esposta (conviene percorrerla – dove possibile – stando leggermente sul versante di Arnetola, in quanto dalla parte opposta è quasi strapiombante). Qui serve molta attenzione, passo sicuro e ovviamente assenza totale di vertigini.
Terminato questo tratto la cresta si impenna decisamente ma contemporaneamente si allarga. Bisogna dire che – seppur non banale – la cresta risulta essere abbordabile del previsto.
Con grande attenzione risaliamo questo ripido tratto (roccia che tende a sfogliarsi, fare attenzione!) e giungiamo sull’aerea cresta sommitale che dobbiamo percorrere con attenzione in quanto è piuttosto stretta e esposta.
Mancano oramai pochi metri alla cima che risulta essere il masso più alto e aguzzo della cresta (scritta "M. Roccandagia m.1717").
La soddisfazione è grande: finalmente siamo riusciti ad arrivare sulla vetta della Roccandagia che da tanto era nei nostri pensieri!
Il panorama è veramente di prim’ordine, ma non ci ripetiamo perché saremmo un po’ monotoni. Dominano la scena il Pisanino e la Tambura.
Annotazione: dalla cima della Roccandagia, Campocatino non è visibile, visto che l’aguzza vetta che si vede dal basso in realtà è la Penna di Campocatino (m.1700), proprio di fronte a noi.
La nostra curiosità ci spinge ancora avanti. Superiamo la vetta e proseguiamo lungo la cresta che si fa ancora più affilata ed esposta. In circa 10 minuti arriviamo alla sella – dove sbocca il Canale di San Viano - che separa la cresta della Roccandagia dalla Penna di Campocatino…la tentazione sarebbe quella di provare la salita alla Penna ma per oggi abbiamo già dato! Basta così!
Torniamo sui nostri passi e ci accorgiamo che percorrere questi lunghi tratti esposti è una fatica soprattutto dal punto di vista mentale, visto che la concentrazione non deve mai calare.
Il ritorno avviene per la medesima via di salita: prestare molta attenzione nella discesa dal Roccandagia alla Sella Roccandagia.

ITINERARIO

Campocatino (m.1000 circa) – sentiero CAI 177 – Passo Tombaccia (m.1350) – Sella Roccandagia (m.1630 circa) – M.Roccandagia (m.1717)

SENTIERI PERCORSI

Sentiero CAI 177 – da Campocatino all’inizio della traccia per la Sella Roccandagia, passando per il Passo Tombaccia

Tracce non segnate – dal sentiero CAI 177 al M.Roccandagia

DIFFICOLTA’

Campocatino – Passo Tombaccia: E

Tratto su prati e poi nel bosco. Non ci sono difficoltà particolari, ma attenzione al terreno accidentato e all’esposizione talvolta "mascherata" dagli alberi.

Passo Tombaccia – Sella Roccandagia: EE

Il sentiero CAI 177 traversa alcuni tratti esposti attrezzati. Massima attenzione in caso di roccia bagnata e di foglie secche.

Sella Roccandagia – M.Roccandagia: EE+ (1° grado)

Primo tratto di cresta molto aerea ed esposta, poi la cresta si impenna e contemporaneamente si allarga. In questo secondo tratto oggettivamente le difficoltà diminuiscono. Frequenti i passaggi di I grado su roccia che tende a sfogliarsi.

Ultimo tratto su cresta esposta: saggiare sempre molto bene gli appigli!

Ritorno per la stessa via di salita

TEMPI DI PERCORRENZA

Campocatino – Passo Tombaccia: 1 h

Passo Tombaccia – Sella Roccandagia: 1 h 15’

Sella Roccandagia – M.Roccandagia: 25’

M.Roccandagia – Sella Roccandagia: 25’

Sella Roccandagia – Passo Tombaccia: 1 h

Passo Tombaccia – Campocatino: 45’

DISLIVELLO

800 metri circa

Si consiglia vivamente di intraprendere questa escursione solo con tempo stabile e con buona visibilità.

Non avventurarsi sulla Roccandagia in caso di roccia bagnata e/o ghiacciata.