La Roccandagia è la
montagna di Campocatino. Vista da questa
località pare essere una vetta
dolomitica, approdata – chissà come e
perché – a due passi dal Tirreno: la sua
parete domina la conca glaciale
dell’alpeggio, dove il grigio dei vecchi
caselli dei pastori si integra alla
perfezione con l’ambiente circostante.
E’ una montagna molto suggestiva, la cui
salita richiede però una certa
attenzione e una confidenza con il vuoto
e con gli infidi terreni apuani.
Il nostro itinerario inizia
Campocatino (m.1000 circa), facilmente
raggiungibile da Vagli.
Dopo aver pagato un
pedaggio di 2 Euro, lasciamo la macchina
in uno spiazzo poco prima dell’alpeggio
e iniziamo la nostra escursione.
Sono le 7.30 di una limpida mattina
d’estate e i primi raggi del sole
conferiscono all’ambiente colori
veramente suggestivi. Campocatino è
senza dubbio uno dei luoghi più "magici"
delle Apuane…sembra finto da tanto che è
bello!
Inebriati da cotanta bellezza, diamo uno
sguardo alla nostra meta – la
Roccandagia – che da qui si mostra in
tutta la sua bellezza e possenza.Poco
prima del grande prato, al cui centro è
posta una chiesetta, svoltiamo a destra
e imbocchiamo il sentiero CAI 177 che
percorre la dorsale nord che chiude la
conca glaciale di Campocatino. In
leggera salita, tra prati e lamponi,
guadagniamo leggermente quota e ci
inoltriamo in un bel bosco di faggi.
Proseguiamo senza particolari difficoltà
(attenzione però all’esposizione
"mascherata" dalla presenza degli
alberi) lungo il sentiero fino a
giungere – in circa 45 minuti – al Passo
Tombaccia (m.1350) dove la vista si apre
sul Pisanino, che da qui appare più
severo e arcigno che mai e sulla
Carcaraia, il tormentato versante nord
della Tambura, la montagna più
monumentale e materna delle Apuane.
Il sentiero prosegue in quota superando
alcune fasce rocciose su terreno
abbastanza accidentato. Non bisogna
sottovalutare questo tratto di sentiero,
soprattutto con roccia bagnata o con
presenza di foglie secche. Comunque i
tratti più difficoltosi sono stati
recentemente attrezzati con un cavo
metallico.
Attraversiamo un canale (tratto esposto,
presente un cavo) e proseguiamo tra
faggi spettacolari (alcuni dei quali
secolari e con radici commoventi) sino a
traversare un altro impluvio meno
marcato.
Ora dobbiamo prestare attenzione, perché
– passato il secondo impluvio – dobbiamo
– dopo pochi minuti e dopo aver
attraversato un ravaneto naturale –
abbandonare il sentiero CAI 177 e
svoltare decisamente a sinistra (quota
m. 1400 circa).
L’inizio della traccia (abbastanza
visibile) è contrassegnata da un ometto
che noi abbiamo provveduto a rinforzare.
Comunque conviene prendere come
riferimento la Sella Roccandagia, da qui
già visibile: non ci si può sbagliare in
quanto la Sella è costituita da un
muraglione di roccia a destra della
quale è posto una specie di scivolo
erboso e un torrione. Con buona
visibilità prendere questo punto di
riferimento (con nubi basse qualche
problema in più potrebbe sorgere).
La traccia dapprima procede in una sorta
di canale, quindi sbuca in un pianoro
alla cui destra sembra esserci un
vecchissimo saggio di cava e un poco
visibile rudere.
Giunti a questo ampio pianoro, conviene
piegare a sinistra (grosso ometto), per
superare un risalto roccioso.
Alzando gli occhi verso sinistra lo
sguardo è rapito dalle spettacolari
placche roccandagesche che terminano
nella severa e temibile cresta del
Grondalo, facilmente riconoscibile per
la sua forma a ferro da stiro.
Proseguiamo ora senza traccia precisa
prendendo sempre come punto di
riferimento la Sella Roccandagia che
finalmente raggiungiamo percorrendo –
negli ultimi metri – una sorta di
scivolo erboso che sta alla sua destra.
Il tratto di sentiero percorso è appena
segnalato e si svolge su terreno
accidentato, ma non presenta particolari
difficoltà.
Dalla Sella Roccandagia (m.1630 circa)
il panorama è veramente spettacolare, ma
ancor più impressionante è la vista
della cresta sud della Roccandagia che
da qui sembra veramente inespugnabile!
Da questo punto iniziano le difficoltà.
Dapprima dobbiamo percorrere per una
quarantina di metri una cresta piuttosto
affilata ed esposta (conviene
percorrerla – dove possibile – stando
leggermente sul versante di Arnetola, in
quanto dalla parte opposta è quasi
strapiombante). Qui serve molta
attenzione, passo sicuro e ovviamente
assenza totale di vertigini.
Terminato questo tratto la cresta si
impenna decisamente ma
contemporaneamente si allarga. Bisogna
dire che – seppur non banale – la cresta
risulta essere abbordabile del previsto.
Con grande attenzione risaliamo questo
ripido tratto (roccia che tende a
sfogliarsi, fare attenzione!) e
giungiamo sull’aerea cresta sommitale
che dobbiamo percorrere con attenzione
in quanto è piuttosto stretta e esposta.
Mancano oramai pochi metri alla cima che
risulta essere il masso più alto e
aguzzo della cresta (scritta "M.
Roccandagia m.1717").
La soddisfazione è grande: finalmente
siamo riusciti ad arrivare sulla vetta
della Roccandagia che da tanto era nei
nostri pensieri!
Il panorama è veramente di prim’ordine,
ma non ci ripetiamo perché saremmo un
po’ monotoni. Dominano la scena il
Pisanino e la Tambura.
Annotazione: dalla cima della
Roccandagia, Campocatino non è visibile,
visto che l’aguzza vetta che si vede dal
basso in realtà è la Penna di
Campocatino (m.1700), proprio di fronte
a noi.
La nostra curiosità ci spinge ancora
avanti. Superiamo la vetta e proseguiamo
lungo la cresta che si fa ancora più
affilata ed esposta. In circa 10 minuti
arriviamo alla sella – dove sbocca il
Canale di San Viano - che separa la
cresta della Roccandagia dalla Penna di
Campocatino…la tentazione sarebbe quella
di provare la salita alla Penna ma per
oggi abbiamo già dato! Basta così!
Torniamo sui nostri passi e ci
accorgiamo che percorrere questi lunghi
tratti esposti è una fatica soprattutto
dal punto di vista mentale, visto che la
concentrazione non deve mai calare.
Il ritorno avviene per la medesima via
di salita: prestare molta attenzione
nella discesa dal Roccandagia alla Sella
Roccandagia.
ITINERARIO
Campocatino (m.1000
circa) – sentiero CAI 177 – Passo
Tombaccia (m.1350) – Sella Roccandagia
(m.1630 circa) – M.Roccandagia (m.1717)
SENTIERI PERCORSI
Sentiero CAI 177
– da Campocatino all’inizio della
traccia per la Sella Roccandagia,
passando per il Passo Tombaccia
Tracce non segnate
– dal sentiero CAI 177 al M.Roccandagia
DIFFICOLTA’
Campocatino – Passo
Tombaccia: E
Tratto su prati e poi
nel bosco. Non ci sono difficoltà
particolari, ma attenzione al terreno
accidentato e all’esposizione talvolta
"mascherata" dagli alberi.
Passo Tombaccia –
Sella Roccandagia: EE
Il sentiero CAI 177
traversa alcuni tratti esposti
attrezzati. Massima attenzione in caso
di roccia bagnata e di foglie secche.
Sella Roccandagia –
M.Roccandagia: EE+ (1° grado)
Primo tratto di
cresta molto aerea ed esposta, poi la
cresta si impenna e contemporaneamente
si allarga. In questo secondo tratto
oggettivamente le difficoltà
diminuiscono. Frequenti i passaggi di I
grado su roccia che tende a sfogliarsi.
Ultimo tratto su
cresta esposta: saggiare sempre molto
bene gli appigli!
Ritorno per la stessa
via di salita
TEMPI DI PERCORRENZA
Campocatino – Passo
Tombaccia: 1 h
Passo Tombaccia –
Sella Roccandagia: 1 h 15’
Sella Roccandagia –
M.Roccandagia: 25’
M.Roccandagia – Sella
Roccandagia: 25’
Sella Roccandagia –
Passo Tombaccia: 1 h
Passo Tombaccia –
Campocatino:
45’
DISLIVELLO
800 metri circa
Si consiglia
vivamente di intraprendere questa
escursione solo con tempo stabile e con
buona visibilità.
Non avventurarsi
sulla Roccandagia in caso di roccia
bagnata e/o ghiacciata.