M.Tambura da Resceto lungo la lizza delle Gruzze

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Questo è un itinerario tra i più faticosi della Apuane (da Resceto al M.Tambura ci sono oltre 1400 metri di dislivello!), ma anche tra i più suggestivi.
Il fascino di questo itinerario non risiede solo nelle classiche bellezze naturali che possiamo ammirare, ma anche nei segni che l’uomo ha nel corso dei secoli lasciato su queste montagne.
Camminiamo infatti lungo antiche vie di lizza che fino a non molti decenni fa venivano utilizzate per trasportare a valle i blocchi di marmo. E’ quindi un itinerario di vera e propria “archeologia marmifera”.
Il nostro itinerario inizia da Resceto (m.485), piccolo paese raggiungibile da Massa attraverso la strada della Bassa Tambura.

Resceto sorge in un luogo di orrida bellezza, dominato com’è dalla gigantesca mole del M.Tambura (m.1890) e della Cresta di Sella. Da questo paese parte la lunga traversata della Via Vandelli (che percorreremo al ritorno), strada costruita nel Settecento dall’Abate Domenico Vandelli, ingegnere del Duca di Modena Francesco III d’Este. La strada serviva per collegare Modena con Massa, visto che nel 1741 si erano sposati per motivi politici Ercole Rinaldo d’Este, erede del Duca di Modena, e Maria Teresa, figlia del Duca di Massa Cybo-Malaspina.
Ma Resceto, come vedremo, è anche la “capitale apuana delle vie di lizza”, ardite e ripidissime piste che permettevano la discesa di tonnellate di marmo dalle cave più alte al fondovalle.
Fatta questa breve premessa passiamo al nostro itinerario. Arrivati a Resceto attraversiamo l’abitato e scendiamo sul fondo del canale. Ben visibile davanti a noi, sul costone opposto rispetto a quello dove è costruito il paese, lo sbocco dell’orrido Canale dei Vernacchi (chiamato anche Canale dei Piastriccioni sulla carta IGM) che imbocchiamo subito seguendo il sentiero CAI n° 165 che corre sul fianco destro del canale (sinistra orografica). La salita è inizialmente moderata. Oltrepassiamo subito alcune capanne, poi un casotto (presa dell’acquedotto - m.585) e continuiamo il nostro itinerario in ambiente orrido e selvaggio, tipicamente apuano. Il silenzio è surreale, davanti a noi è già visibile la maestosa bastionata del Sella, notiamo molte vie di lizza che si intersecano nel canale, mute testimoni di un mondo oramai scomparso. Il sentiero corre ora sulla via di lizza ed il pensiero non può non andare a quei lizzatori, che mettendo quotidianamente a repentaglio la propria vita, facevano scendere cariche di marmo da diverse tonnellate lungo queste impervie vie. Per comprendere la pericolosità del lavoro di lizzatore basti pensare che dal 1896 al 1909 si contarono nelle sole lizze massesi, ben 23 feriti e 13 morti (dati presi dal bellissimo libro “Le strade dimenticate” di F.Bradley - E.Medda). Improvvisamente la vista si apre su uno straordinario manufatto: il Ponte Pisciarotto (m.696), sul quale correva una via di lizza.
Il sentiero, sempre ben segnato, supera il ponte aggirandolo sulla sinistra ed iniziando a salire con alcune risvolte un erto costone ricoperto di paleo. Proseguiamo ancora lungo l’ennesima via di lizza fino ad arrivare ad un primo bivio: a sinistra ha inizio il segnavia 164 che conduce ai Campaniletti e quindi al rif. Conti. Noi dobbiamo andare a destra, sempre lungo il 165. Ci inoltriamo per un breve tratto nel Canale della Neve, fino a che non incontriamo un altro bivio, sempre ben segnalato: a sinistra il 165 continua verso le Cave Gruzze, proprio sotto l’Alto di Sella, mentre a destra ha origine il sentiero 160 che punta la Focola del Vento.
Giriamo a sinistra, continuando lungo 165 che in questo primo tratto percorre l’ormai in gran parte franata lizza delle Gruzze. Successivamente il sentiero abbandona la lizza (che qui raggiunge pendenze del 70% ed oltre!) e svolta a sinistra andandosi ad infrascare in un fitto boschetto. Dobbiamo prestare molta attenzione, perché il cammino si svolge su un terreno infido, sempre molto ripido, per di più spesso nascosto da paleo e foglie secche. Risaliamo con molta fatica un boschetto (presenti cavi talvolta fatiscenti: saggiare sempre la resistenza dei cavetti presenti!), ed arriviamo finalmente alla Selvarella (m. 1300 circa), ripiano dove si trova un vecchio edificio che ha ospitato per un breve periodo il motore che azionava il piano inclinato. La Selvarella è una vera e propria isola orizzontale in un mondo di abissi e di pareti verticali. Anche qui, come alle Cave Bagnoli, sono presenti vecchie cariche di marmo che sembrano aspettare da un momento all’altro una compagnia di lizzatori che le accompagni a Resceto.
Finalmente siamo fuori dal bosco, e finalmente la nuda ed essenziale bastionata del Sella ci appare davanti in tutta la sua imponenza. La lizza delle Gruzze da qui sembra una grande cicatrice che segna tutto il versante ovest del Sella.
Dopo una breve sosta continuiamo il percorso sempre lungo la via di lizza, qui perfettamente conservata (pendenze intorno al 50-60%). Il gioco prospettico la fa apparire molto più ripida di quello che in realtà è, e sembra che si perda infinita nel cielo. E’ un tratto bellissimo ed emozionante questo, che ci ripaga degli sforzi fatti per arrivare alla Selvarella. Arriviamo quindi alle Cave Gruzze, e quindi dopo pochi metri ad un vecchio edificio posto proprio sotto la Focetta dell’Acquafredda Qui la lizza termina. Noi dobbiamo prendere una traccia di sentiero che parte dal retro dell’edificio e risalire il ripido ma breve pendio fino alla Focetta dell’Acquafredda, posta tra i monti Focoletta ed Alto di Sella ad un’altitudine di 1600 metri circa.
Da segnalare che dall’edificio posto alla fine della lizza è possibile anche raggiungere il sottostante Rifugio Conti, per mezzo di un sentiero attrezzato.
La Focetta dell’Acquafredda è posta sullo spartiacque che separa il versante marino da quello garfagnino, ed il panorama è veramente notevole. Ci appaiono gli Appennini, mentre le Apuane sembrano una ruga rocciosa ed aspra che contrasta fortemente con la dolcezza del paesaggio garfagnino. Dalla Focetta svoltiamo a sinistra, percorrendo la cresta ed aggirando il M.Focoletta (presente anche un tratto attrezzato). Il percorso, seppur non particolarmente difficile, richiede sempre attenzione, in quanto sono presenti alcuni tratti un po’ esposti. Continuiamo fino a raggiungere il Passo della Tambura (m.1620) proprio sotto l’enorme mole dell’omonimo monte. Sono passate oltre tre ore da quando siamo partiti da Resceto.
Chi è stanco può scendere verso Resceto lungo la Via Vandelli (sentiero CAI 35). Chi invece, nonostante tutto, è ancora in forze, può salire in circa 40-45 minuti sul M. Tambura (m.1890) prendendo dal Passo il sentiero n° 148, che segue fedelmente la cresta della montagna. Il percorso verso la vetta non è difficile, in quanto la cresta è ampia. Attenzione però ai tanti sassi instabili.
Dalla vetta del Tambura il panorama è entusiasmante, e fa una certa impressione vedere Resceto, da dove siamo partiti, oltre 1400 metri sotto di noi. Dalla vetta del Tambura dobbiamo fare ritorno al Passo Tambura lungo il sentiero percorso all’andata, e quindi scendere verso Resceto lungo la Via Vandelli.
E’ possibile fare una sosta ristoratrice al Rifugio Nello Conti (m. 1442 - località Campaniletti), raggiungibile in pochissimi minuti dalla Finestra Vandelli. 

ITINERARIO

Resceto (m.485) – Canale dei Vernacchi – Ponte Pisciarotto – La Selvarella (m.1300 circa) – Focetta dell’Acquafredda (m.1600) – Passo Tambura (m.1620) – Monte Tambura (m.1890) – Passo Tambura (m.1620) – Via Vandelli – Resceto (m.485) 

DISLIVELLO

m. 1400 circa (m. 1200 circa senza la salita al M.Tambura) 

DIFFICOLTA’

·         Resceto – bivio sentieri 160/165: E

·         Bivio 160/165 – La Selvarella – Focetta dell’Acquafredda – Passo Tambura: EE

Il sentiero è infido soprattutto sotto la Selvarella (ripidezza del versante, paleo, cavetti fatiscenti). Un po’ di esposizione nel tratto Focetta dell’Acquafredda-Passo Tambura (breve tratto attrezzato).

·         Passo Tambura – M.Tambura: E

Tratto lungo l’ampia cresta del Tambura. Prestare attenzione ai massi instabili

·         Passo Tambura – Resceto (Via Vandelli): E 

TEMPO IMPIEGATO

·         Resceto – Passo Tambura: 3 ore e mezzo

·         Passo Tambura - Monte Tambura: 40 minuti

·         Monte Tambura – Passo Tambura – Resceto (dalla Via Vandelli): 3 ore scarse 

SENTIERI CAI PERCORSI

CAI n. 165, CAI n. 35, CAI n. 148 (per la salita alla Tambura)