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S.Anna è un piccolo paese
dell’Alta Versilia, nel comune di
Stazzema, posto ad un’altitudine di 650
mslm, in una conca verdeggiante dominata
dal Monte Lieto (m.1016) e dal Monte
Gabberi (m.1108). Più sotto, sprofondato
nel Canale dei Mulini, che ha la sua
origine proprio da S.Anna, troviamo
Valdicastello Carducci, paese natale del
poeta Giusuè Carducci.
S.Anna non ha un vero e
proprio centro attorno al quale si
sviluppa il borgo. Il paese è infatti
formato da parecchie case sparse lungo i
pendii dei monti: troviamo l'Argentiera,
Vallecava, Monte Ornato, Vaccareccia, i
Bambini, il Moco, il Colle, Fabbiani,
Vinci, Franchi, le Case, il Pero, i
Merli, Coletti, i Mulini, Sennari, le
Case di Berna. Il fulcro del paese è
comunque la piazza della chiesa.
Il paese si sviluppò in
concomitanza con l’apertura delle
miniere di ferro di Monte Arsiccio, gli
abitanti inoltre vivevano di pastorizia.
L’economia locale ruotava però, come in
altri paesi apuani, attorno al “dio
castagna”, dalle quale si ricavavano
alimenti di ogni genere.
L’ECCIDIO DEL 12 AGOSTO
1944
S.Anna è un paese molto
isolato, fino al secondo dopoguerra per
raggiungerlo era necessario camminare a
piedi per molte ore da Valdicastello o
da Farnocchia. Proprio per la sua
posizione solitaria, durante la Seconda
Guerra Mondiale, molte persone, che
sfollavano dalla grandi città a rischio
di rastrellamenti e di bombardamenti, si
rifugiarono a S.Anna, dove pensavano che
nulla potesse succedere. Purtroppo, come
ben sappiamo, ciò non avvenne: all'alba
del 12 agosto 1944 quattro colonne di
SS, guidate da infami fascisti locali,
provenienti da Monte Ornato, Farnocchia,
Mulina e Valdicastello, arrivarono in
paese uccidendo e bruciando nelle case
gli abitanti e gli sfollati. Molti
sarebbero gli episodi da raccontare:
alla Vaccareccia gli abitanti furono
rinchiusi nelle stalle ed uccise con
bombe a mano e lanciafiamme; gli
sfollati di molte borgate furono
trucidati e bruciati sul piazzale della
chiesa. Qui morì Don Innocenzo Lazzeri,
Medaglia d’Oro al Valore Civile, che
volle stare fino in fondo con i suoi
parrocchiani. Tra i gesti simbolici
molto vivo è rimasto quello di Genny
Bibolotti Marsili che, per distrarre un
soldato tedesco che stava scoprendo il
nascondiglio del suo piccolo Mario, gli
scagliò in viso il suo zoccolo. Questo
episodio bellissimo e terribile è stato
raffigurato dalla rivista “La domenica
degli Italiani” del 9 dicembre 1945.
Alla fine della mattanza
i criminali nazisti si lasciarono dietro
ben 560 vittime, tra le quali la
maggioranza erano donne e bambini. Con
le stragi di S.Anna, Vinca, San Terenzo,
Bergiola, ecc. si compie il folle
disegno criminale del Maresciallo
Kesserling.
Per decine di anni
l’eccidio di S.Anna rimase pressoché
“invisibile” e dimenticato sia dal punto
di vista storico che politico che
giudiziario. Solo la comunità coltivava
la memoria che non usciva però
dall’ambito locale. E’ grazie alla
perseveranza degli abitanti di S.Anna,
di persone come Enio Mancini e Duilio
Pieri (solo per citarne due), che oggi
la memoria è tornata viva.
Dal punto di vista
giudiziario, la perdita della memoria
della strage fu completo. Questo fino al
maggio 1994 quando il procuratore
militare di Roma, Antonio Intelisano,
nel corso delle indagini per il processo
Priebke, scopre, in una stanza
seminascosta di Palazzo Cesi, sede della
Procura Generale Militare, un armadio
con le porte sigillate e rivolto verso
la parete situato in uno stanzino chiuso
da un cancello di ferro: è il
tristemente famoso “armadio della
vergogna”. Lo si apre. Contiene 695
fascicoli relativi ad altrettanti
crimini nazifascisti tra cui la strage
di S.Anna. Finalmente i criminali
nazifascisti hanno dei nomi.
Il 20 aprile
2004 si apre il processo presso il
Tribunale Militare di La Spezia contro i
responsabili dell’eccidio. Dopo
dibattimenti e testimonianze dei
superstiti si arriva alla sentenza nel
giugno 2005. Il Tribunale condanna
all’ergastolo (in contumacia) dieci
imputati tedeschi, tutti ovviamente ex
SS: tenente Karl Gropler, 82 anni, del
luogotenente Georg Rauch, 84, del
sottotenente Gerard Sommer, 84, dei
sergenti Alfred Schoneberg, 84, Ludwig
Heinrich Sonntag, 81, Alfred Concina,
86, Horst Richter, 84, Werner Bruss, 85,
Heinrich Schendel, 83, e del caporale
Ludwig Goering, 82 anni. Certo, la
giustizia per S.Anna è arrivata con un
ritardo di oltre 60 anni, ma questa
sentenza dimostra che i crimini contro
l’umanità non sono prescrivibili.
Oggi S.Anna, Medaglia
d’Oro al Valore Militare, è Parco della
Pace ed ospita iniziative sulla pace, la
cooperazione, la memoria. Migliaia di
giovani salgono ogni anno a S.Anna per
conoscere e per sapere. Consigliata è la
visita al Museo Storico di S.Anna, che
contiene testimonianze, immagini e
documenti sulla strage del 12 agosto e
sulla storia di quegli anni. Poco sopra
il museo sorge il Monumento Ossario, che
contiene i resti delle 560 vittime
dell’eccidio.
LE ESCURSIONI
S.Anna è un luogo molto suggestivo anche
dal punto di vista paesaggistico, posto
su una conca naturale a 650 mslm, tra i
M. Gabberi e Lieto, le ultime propaggini
meridionali delle Apuane.
Il paese è
circondato da fitti boschi di castagne e
da piccole radure un tempo coltivate.
Da S.Anna
è possibile raggiungere in poco più di
un’ora di cammino il Monte Lieto (m.
1016) ed in circa due ore il Monte
Gabberi (m. 1108), stupendo balcone
panoramico, sulla costa. Nelle giornate
più limpide lo sguardo spazia dalla
Corsica all’Elba, dalle Alpi Marittime
alla Piana di Lucca.
Dal paese è inoltre
possibile raggiungere con buona
mulattiera il paese di Farnocchia, paese
ben conservato, posto sul versante
stazzemese.
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