
Da
anni ormai giriamo in lungo e in largo
(ma soprattutto in alto e in basso…) le
nostre montagne. Passo dopo passo,
levataccia dopo levataccia, vetta dopo
vetta, vallata dopo vallata, alba dopo
alba, tramonto dopo tramonto e foto dopo
foto, ci siam detti “e perché non
organizzare una mostra fotografica sulle
Apuane, le Alpi della Toscana?”
Ma
chi sono le Apuane? Ecco una breve
presentazione.
Ogni montagna ha il suo carattere e noi
uomini tendiamo a dare ad ogni vetta
delle caratteristiche umane, forse per
sentirle a noi più vicine.
Partendo da sud,
PRANA,
PIGLIONE,
MATANNA,
LIETO e
GABBERI,
con i loro fianchi ricoperti di boschi,
praterie e uliveti, sono come un “ponte”
tra le colline lucchesi, la conca di
Camaiore e la catena apuana, e ci
appaiono come vecchi amici simpatici e
bonari. Proseguendo verso nord troviamo
il
NONA, con
la sua inespugnabile parete ovest, il
vanitoso
CROCE,
che in maggio si fa bello ricoprendosi
di giunchiglie, e il
PROCINTO,
montagna ribelle, sfuggente, inquietante
(come diceva l’Ariosto), che talvolta
sembra avere quattro facce ed altre
essere un informe panettone. La
contraddizione di sé stesso in pratica.
Ancora più a settentrione il bizzarro
FORATO, la
PANIA SECCA,
il
CORCHIA e
il
PIZZO DELLE SAETTE
sembrano essere quattro damigelle che
contornano la Regina, la
PANIA DELLA
CROCE,
montagna nobile e maestosa. A nord il
SUMBRA è un
enorme gigante addormentato, mentre il
FIOCCA, suo
vicino di casa, è meno appariscente col
suo misterioso bosco del Fatonero.
Nei pressi troviamo
FREDDONE
e
MACINA, due
ribelli, troneggianti e arcigni, che
dominano la vallata della Turrite Secca.
Hanno sagome appuntite e impertinenti da
tutti i versanti e sembrano guardare in
cagnesco tutti i monti che gli stanno
vicini. Incontriamo poi l’ALTISSIMO,
montagna storica, piena di ferite, dai
cui fianchi sembra sgorgare un
ininterrotto flusso di sangue
bianchissimo.
Proseguendo oltre Arni, incastonato nel
cuore delle Apuane, c’è il bastione del
SELLA, una
specie di ponte di collegamento tra la
parte centrale della catena ed i giganti
di roccia che stanno a nord.
Incontriamo quindi la
TAMBURA
- montagna brulla, grassa, enorme,
materna - citata anche da Dante, insieme
alla Pania, in un canto dell’Inferno.
Poi c’è il
CAVALLO,
molto burbero con quelle sue gobbacce
che tanto fanno penare gli
escursionisti.
Di fronte…Lui, il Re delle Apuane: il
PISANINO,
il cui nome deriva da una delicata
leggenda. Il nostro è con i suoi 1947
metri, la vetta più alta della catena, e
con la maestà degna solo di un sovrano,
non si “mischia” con le altre vette, ma
se ne sta in disparte rispetto allo
spartiacque principale.
Proseguendo nel nostro viaggio ci
imbattiamo nel rognosissimo
CONTRARIO,
caratteraccio pure lui, un vero bastian
contrario, visto che se ne sta sul
crinale principale con la sua cresta -
tutta storta e sfasciata - rivolta in
direzione opposta rispetto a quella
delle altre montagne.
Troviamo poi il
GRONDILICE,
ed infine due veri e propri modelli di
estetica: il
SAGRO
e il
PIZZO
D’UCCELLO.
Il primo - estremo sperone
nord-occidentale della catena - si erge
solitario rispetto allo spartiacque
principale e domina la zona di Carrara.
Forse più di ogni altra montagna il
Sagro è segnato indelebilmente dai segni
dell’escavazione: i suoi “piedi”, ma
anche parte del suo “corpo”, ospitano i
più grandi bacini marmiferi del mondo.
Il secondo – il Pizzo d’Uccello – sembra
un modello: è infatti chiamato il
“Cervino delle Apuane”, per via della
forma slanciata e della strapiombante
parete nord, dove si svolgono gli
itinerari alpinistici più famosi delle
Apuane.
Ovviamente le Apuane non sono solo
vette, anzi! Sono anche e soprattutto
paesi, uomini, storie, leggende, cave,
lizze…ma per descrivere tutti gli
aspetti di queste “montagne
irripetibili” – per citare il titolo di
un libro - ci vorrebbero pagine e
pagine.
Basta così, ci scusiamo con le vette non
citate, e auguriamo a tutti una buona
visione della mostra fotografica.
Sperando che vi piaccia.
Paolo e Nicola
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